25 aprile - Partiamo da Belluno verso le 930 e ci dirigiamo verso Piacenza. Il tempo è incerto e pioviggina per cui decidiamo di fare una passeggiata nella cittadina emiliana (parcheggiamo vicino alla stazione). Quando arriviamo, sono circa le 14.00, in giro c'è pochissima gente e quasi tutto è chiuso; poco dopo la cittadina si anima e qualche negozio apre. In ogni caso decidiamo di rientrare al camper e di dirigerci verso il posto dove passeremo la notte: il campeggio Cascinotta. Al primo distributore ci fermiamo per fare gasolio: intento a far rifornimento ad un vecchio pick up Skoda, c'è un signore sulla settantina, dall'aspetto semplice e dal volto segnato dalla fatica. Si avvicina per fare due chiacchiere: ci dice che anche lui è campeggiatore, che ha avuto una roulotte fissa in un campeggio privato qui vicino, dove è stato per oltre 20 anni: ci mostra le foto, anche quelle del suo nipotino (fotografato vicino ad un uovo di Pasqua vinto alla lotteria al bar), ci racconta delle tariffe stagionali dei campeggi, della sua esperienza e alla fine, prima di salutarci, si presenta dandoci la mano. L'incontro è strano, inaspettato ma simpatico: un primo segno della cordialità emiliana. Ripartiamo dal distributore e ci dirigiamo al campeggio. Il campeggio si trova perso nelle campagne di Piacenza, nel paese di Torrano, ed è veramente isolato. Quando arriviamo troviamo un gran cancello chiuso, con un cartello con due numeri di telefono. Da quello che vediamo il campeggio sembra vuoto: c'è una grande roulotte appena dietro al cancello e nessun altro mezzo e nessuna persona. Siamo perplessi: comunque chiamo il numero scritto sul cartello e risponde Andrea. Gli dico che siamo davanti al cancello e chiedo se il campeggio è aperto. Mi dice che effettivamente è aperto e che chiama subito sua mamma per permetterci di entrare. Dopo 10 minuti effettivamente arriva da dietro di noi una signora a piedi, con l'ombrello. È Rosanna, la mamma di Andrea: ci accompagna a piedi in quella che sarà la nostra piazzola per tre notti. Il campeggio è quasi vuoto e molto grande. Ci sono altre due persone e un signore che, scopriremo dopo averlo incontrato al cancello, è di Perugia e da oltre vent'anni viene qui a passare le ferie. È solo ed affitta una roulotte fissa.
La reception è aperta quando c'è bisogno; il cancello è sempre chiuso con un lucchettone da bici a codice (il codice ci viene fornito dalla mamma di Andrea); siamo vicino ai bagni e non vediamo nessuno. Il silenzio è assoluto.
Pago subito una notte (non so bene cosa faremo) e chiedo qualche informazione alla signora circa itinerari in bici. Mi vengono consegnate delle cartine (alcune delle quali avevo già trovato in rete a casa) e mi viene suggerito di chiamare Andrea, il figlio, che è appassionato di mtb e sicuramente avrebbe potuto consigliarmi qualche percorso. Così faccio e mi accordo per trovarci il giorno dopo verso le 10.30 qui in campeggio. Ceniamo, facciamo una partita a carte e andiamo a letto, con l'idea di valutare le indicazioni che ci avrebbe dato Andrea, anche se in linea di massima il nostro programma è di andare in bici verso Castell'Arquato seguendo l'itinerario indicato dalla cartina scaricata da internet e chiamato "Castelli di collina", per rientrare al campeggio seguendo l'itinerario chiamato "Castelli di pianura".
Il programma dell'indomani è vago perché le previsioni sono molto incerte e inoltre dalle cartine non si capisce il tipo di terreno e di pendenze che andremo ad incontrare. La cartina è così vaga che il mio tentativo fatto a casa di creare con Garmin Connect una traccia era naufragato immediatamente.

26 aprile - Ci alziamo con calma e, mentre facciamo colazione, studiamo ancora le cartine. L'idea di ieri sera ci sembra la migliore. Il tempo è incerto: pioviggina, poi si apre, poi piove.
Alle 10.30 arriva Andrea: facciamo due parole, ci porta una cartina di una granfondo che si svolgerà il primo maggio e mi gira su WhatsApp il link di Garmin Connect di due itinerari che ha percorso un suo amico recentemente. Non riusciamo comunque ad avere un suggerimento chiaro per cui rimaniamo sul nostro progetto iniziale. Visto che il tempo è brutto decidiamo di rimandare il giro al pomeriggio e di visitare Grezzano Visconti, un paese in stile medievale fatto nel 1800 che dista pochi chilometri da dove siamo.
Il paesino ci delude: troppo turistico e finto. Torniamo in campeggio, mangiamo e partiamo cercando di seguire le indicazioni della cartina.
Dopo neppure 5 minuti foriamo la gomma. Perdiamo una decina di minuti per sostituirla. Ripartiamo: l'itinerario della cartina si dimostra difficile da seguire e con alcuni tratti su strade troppo trafficate. Lo abbandoniamo quindi quasi subito, per arrampicarci sulle ripide colline. Perdiamo tempo a qualche bivio e a causa del maggior dislivello derivante dalle deviazioni. A pochi chilometri da Castell'Arquato decidiamo di rientratre, sempre su strade secondarie. Non vogliamo fare tardi, c'è un vento assurdo e il tempo è minaccioso. Il rientro è più veloce del previsto e abbiamo tempo anche per un aperitivo (super economico) ad un bar poco distante dal campeggio, sulla strada, frequentato dagli operai agricoli e da quelli che lavorano alla cava di Ponte dell'Olio, come ci spiega la gentile barista. La sera, dopo cena, torniamo col camper a Castell'Arquato per una veloce visita. Il paese è bello ma deserto. Sono le 21 di venerdì sera. Rientriamo in campeggio e andiamo a letto. Per domani abbiamo in programma di andare a Bobbio, seguendo il Sentiero del Tidone da Pianello in Val Tidone, circa 50 km da dove siamo.

27 aprile - Partiamo verso le 9.00 in direzione Pianello, che raggiungiamo dopo un'ora di auto. Parcheggiamo, andiamo a bere un caffè in piazza e, seguendo la traccia gpx che avevo scaricato, iniziamo a seguire il Sentiero del Tidone. Da subito lo sterrato è fangoso e poi le indicazioni vanno nella direzione del letto del fiume, sassoso e interrotto da numerosi guadi. Proviamo a seguire una deviazione su sentiero ma si perde nei campi. Nulla da fare: siamo costretti a tornare indietro al camper. Mentre Katia prende la cartina che aveva scordato, io vedo dei ciclisti che stanno riempendo le borracce ad una fontana. Chiedo loro qualche indicazione e suggerimento: ci consigliano di andare verso Pecorara e da lì arrivare a Bobbio. Così facciamo. Visitiamo Bobbio e mangiamo i pisarei in un ristorante vicino al famoso ponte (qui chiediamo qualche indicazione al proprietario circa la strada da seguire). Quindi in parte seguendo una traccia scaricata da internet ed in parte improvvisando rientriamo al camper, dopo 80 chilometri e oltre 1600 metri di salita: un giro molto bello, con salite sempre dolci e su strade senza traffico.
Prima di rientrare ci fermiamo in un paese poco distante da Pianello per assaggiare il batarò, un pane tipico piacentino.
Al campeggio, che si è "animato" con l'arrivo di un altro camper, ci incontriamo con la mamma di Andrea e paghiamo il nostro soggiorno.
Fino a tardi cerco in rete qualche itinerario da percorrere l'indomani: vorrei fare dello sterrato. Non senza fatica riesco a scaricare un paio di tracce che sembrano interessanti: passano per Castell'Arquato e Vigoleno, entrambi borghi interessanti da visitare (il primo l'avevamo visto di sera quando era tutto chiuso). Vado a letto con questa idea da proporre a Katia per l'ultimo giorno della nostra breve vacanza.

28 aprile - Mi alzo prima di Katia e inizio a sistemare il camper per la partenza. Dopo colazione partiamo in direzione Castell'Arquato, dove patcheggiamo.
Da lì parte il nostro itinerario, che attraversa il borgo - oggi affollato, anche perché c'è una manifestazione sulla degustazione di vini - e poi si snoda tra belle colline. Seguire la traccia è facile (altro che cartine!) anche se in alcuni tratti percorre single track tecnici e ripidi che ci costringono a scendere. Per fortuna la sera avevo scaricato due itinerari contigui che in alcune parti si sovrappongono: questo ci dà la possibilità di avere una alternativa sempre disponibile . L'itinerario si dimostra vario e bello, con un caratteristico passaggio su crinale, dove buchiamo, e con numerosi tratti sterrati. Inoltre si raggiunge il borgo di Vigoleno, molto caratteristico. Incontriamo durante il giro anche due enduristi ai quali chiediamo qualche indicazione. Uno dei due li ritroveremo a Castell'Arquato su una e-bike (ci chiederà se abbiamo seguito i suoi suggerimenti).
Pranziamo con affettati e gnocco fritto in una bella locanda vicino a Vigoleno: noi siamo fuori, scaldati dal sole in una giornata quasi estiva; da casa Andrea mi invia le foto del Nevegal, dove sta nevicando alla grande.
A metà pomeriggio, finito il giro, ripartiamo verso casa. Da dopo Vicenza il tempo peggiora e inizia a diluviare. Quando arriviamo a Belluno è freddo, ci sono 4 gradi: siamo tornati in inverno.






