venerdì 23 novembre 2018

Vienna e la Wienerwald

Venerdì 9 novembre - Partiamo venerdì verso le 1430, un poco in ritardo rispetto a quanto programmato. Ci mettiamo in autostrada e arriviamo a 70 km da Vienna verso le 2100. Decidiamo di fermarci per la notte in un parcheggio sull'autostrada: quello scelto, dove ceniamo, si rivela troppo rumoroso e frequentato (c'è infatti il wc e molti si fermano per fare i propri bisogni). Verso le 22, dopo aver cenato e dopo aver visto il traffico eccessivo, decido di andare al parcheggio successivo, che per fortuna è molto tranquillo e non c'è passaggio: ci sono solo TIR già fermi per la notte.
Sabato 10 novembre - Ci alziamo prestino dopo una notte abbastanza tranquilla e andiamo diretti alla area camper di Vienna. Il tempo è uggioso e fresco. Parcheggiamo il camper e, dopo aver fatto due parole con la gentile ragazza della reception, acquistiamo 2 biglietti da 48 ore per la metropolitana e con questa andiamo in centro.
Qui giriamo nel centro storico, dove mangiamo (alla birreria 7 Sterne) e guardiamo gli imponenti palazzi dell'Hofburg, ascoltiamo un bel concerto gratuito organizzato dalla municipalità (bravissimi Marina & the Cats); andiamo poi al quartiere Prater dove è installata la ruota panoramica, una delle tante particolarità della città; quindi in metropolitana ci rechiamo a vedere la Donau City, un moderno complesso di edifici che si trova su di una penisola sul Danubio.
È orarmai buio: decidiamo di tornare in centro per bere qualcosa di caldo nei gazebo allestiti di fronte al Museum Quartier e quindi rientriamo al camper dove ceniamo e programmiamo cosa fare domani.

Domenica 11 novembre - Ci alziamo verso le 745 e preparo la colazione. Dopo un poco mi accorgo che il fuoco si è spento: il gas è finito! Riusciamo comunque a bere il thè tiepido e valutiamo la situazione: è domenica e senza gas non possiamo cucinare. Per scrupolo vado alla reception a chiedere se hanno le bombole. La ragazza mi dice che c'è un benzinaio a poco più di 2 chilometri che ne vende.
Ci prepariamo velocemente e andiamo a vedere. Al benzinaio mi dicono che di bombole non ne hanno. Penso che forse la ragazza della receptio abbia capito che mi mancava il carburante...tant'è.
Il nostro programma (andare a Vienna, rientrare in camper per pranzo e cena) salta. Prendiamo quindi la metro e andiamo in centro, dove visitiamo la Prunksaal; quindi a piedi raggiungiamo un ramo/canale del Danubio, dove passeggiamo sulla Promenade. Cerchiamo e troviamo quindi la casa di Wagner (non molto pubblicizzata e senza neppure una targhetta) e poi torniamo in centro dove, nella metro da Strock, mangiamo un panino (ottimo ed economico).
Senza neppure uscire dalla stazione prendiamo ancora la metro e andiamo al Schloss Schonbrunn, il palazzo di Sissi: qui dopo aver visitato una parte del castello, passeggiamo per i bei giardini. Alle 1700, ormai buio, di nuovo in metro verso il centro, dove camminiamo cercando dove andare a mangiare. Alla fine troviamo un piccolo ristorante vegetariano dall'aspetto pulito e tranquillo. Qui ceniamo con circa 10,00 euro a testa, mangiando il giusto e, forse, qualcosa di sano.
Quindi in metro al camper, dove giochiamo a carte prima di andare a letto.

Lunedì 12 novembre - Ci alziamo verso le 7.00, prendiamo la metro e andiamo direttamente al Belvedere: c'è nebbia e poca gente perché è presto. Dopo una visita ai giardini decidiamo di andare a vedere la mostra nel Belvedere superiore, dove si trovano i quadri di Klimt.
Visitata la mostra torniamo al camper e andiamo di nuovo al distributore del giorno prima: in rete avevo visto che a fianco ai trovava un rivenditore di bombole (era forse questo che intendeva la ragazza della reception?).
Qui troviamo il ricambio che paghiamo caro (38,00 euro).
Ci dirigiamo quindi a Baden bei Wien, che dista una ventina di minuti,dove si trova una piscina termale in cui Katia voleva andare. Arriviamo, andiamo all'ufficio turistico per prendere qualche informazione e poi troviamo un parcheggio in un paese vicino, Sooß, dove dalla cartina avevo visto che partiva un sentiero che portava ad una collinetta sopra al paese. Mangiamo.
Siamo sempre nella nebbia.
Dopo pranzo partiamo per una passeggiata che si rivelerà lunga e ci porterà sul Hoher Lindkogel, appena sopra la nebbia, per godere degli ultimi raggi di sole. Rientriamo al camper che è buio dopo oltre 17 km a piedi. Mangiamo e cerchiamo di capire dove andare a dormire. Dopo aver valutato varie ipotesi, decidiamo di andare alle terme e quindi di vedere se troviamo un parcheggio che ci ispiri. Non senza fatica alla fine troviamo un bel parcheggio a pagamento con sbarra, vicino al centro e a un prezzo onesto. Sembra molto tranquillo. Lasciamo il camper e andiamo alle terme, dove stiamo fino alle 21.00.
Al rientro mangiamo e, dopo aver studiato in rete e sulle cartine per decidere cosa fare il giorno dopo, andiamo a letto.

Martedì 13 novembre - Ci alziamo con calma: il nostro parcheggio si è rivelato molto tranquillo e abbiamo dormito bene. Decidiamo di andare a vedere il centro di Baden, dove prendiamo un caffè nel bar-panificio DerMann (pane e caffè costosissimi, come anche a Vienna).
Andiamo quindi al camper e ci dirigiamo verso il santuario cistercense di Heiligenkreuz, che visitiamo velocemente da fuori. Quindi in camper andiamo al punto di partenza di una strada che avevo visto sulla cartina e che era indicata come "maut strasse" e che in poco meno di 8 km portava ad una cimetta con un rifugio a quota 1000 metri.
Il paese si chiama Furth an der Triesting ed è veramente un luogo tranquillo. Qui mangiamo un uno spiazzo lato strada e quindi partiamo in bici, per la strada che si rivela asfaltata e abbastanza panoramica ma nulla di straordinario. Il cielo plumbeo e una atmosfera grigia non migliorano la situazione. In ogni caso facciamo il giro (in discesa faccio anche un paio di scorciatoie molto divertenti). Arrivati al camper partiamo con l'idea di andare a Graz. Per strada cambiamo idea (sopratutto perché l'area sosta di Graz è lontana dal centro) e decidiamo di arrivare a Klaghenfurt dove con qualche difficoltà troviamo l'area camper nel parcheggio della fiera. C'è un solo camper enorme da deserto, con targa Svizzera.

Mercoledì 14 novembre - Fatta colazione andiamo a piedi in centro per una visita veloce. Quindi ci dirigiamo in camper verso il lago, a Töschling, da dove parte una passeggiata su di una cimetta vicina. Dopo qualche incertezza su dove parcheggiare partiamo per una passeggiata carina (sopratutto la seconda parte, nella prima parte la traccia passa per campi non percorribili e all'inizio la mulattiera è interrotta da abeti schiantati) che ci porta sulla cima del Hoher Gallin, una modesta elevazione di circa 1000 metri nelle colline prossime al lago. Sulla montagna troviamo anche dei gialletti e qualche finferlo, per la felicità di Katia. Rientrati al camper andiamo a fare gasolio, mangiamo e quindi ci dirigiamo verso casa, su di una autostrada semi deserta. Arriviamo alle 1915, dopo aver percorso in tutto 1300 km.





Delta del Po

 

19 settembre - Parto da casa alle 17, dopo una dura giornata di lavoro e dopo un'ora passata dal barbiere per tagliarmi i capelli.
Devo andare a prendere Katia a Marcon, dove è stata accompagnata da un'amica: oggi infatti era prevista la foto di fine anno dell'università e siamo riusciti a organizzarci così.
Sono veramente stanco e teso e guidare nel traffico è faticoso.
Recuperata Katia ci dirigiamo a Mesola, dove ci fermiamo in un'area camper gratuita vicino al centro.
Ci sono un paio di camper e, nel vicino campo da calcio, alcuni ragazzi si stanno allenando. Mangiamo e andiamo e andiamo a dormire.




20 settembre
- Ci alziamo, facciamo colazione e partiamo per il giro, seguendo la traccia preparata da un ragazzo del posto contattato tramite Facebook.
La traccia, molto bella, passa per Mesola e per il suo bosco, arriva a Pomposa, dove visitiamo l'abbazia (5,00 euro a testa), e giunge a Comacchio, bella cittadella dove mangiamo alla Sagra dell'anguilla. Da qui si costeggia il mare e, attraverso i lidi, riporta a Mesola. Il giro è vario e divertente, un poco noioso nella parte dei lidi. Katia buca una gomma.
Al csmper ci riposiamo e, dopo aver fatto una piccola spesa, ci spostiamo a Gorino, dove si trova un'area camper sul mare e dove possiamo godere dell'ultimo sole.
Qui passa anche il percorso del secondo giorno.





30 settembre - Ci alziamo senza fretta perché il giro dovrebbe essere più scorrevole e con meno sterrato rispetto a ieri.
Quando scarico le bici da camper mi rendo conto che le mie gomme sono troppo sgonfie...qualcosa non torna. Controllo e trovo nunerose spine bianche, prese probabilmente ieri su qualche sterrato, piantate nella gomma anteriore e posteriore. Decido di togliere le spine e la gomma inizia a sgonfiarsi. All'anteriore il liquido fa il suo dovere. Sulla posteriore il foro lasciato è troppo grande e la gomma si sgonfia. Riesco a sistemare alla meglio con il kit ripara tubeless. Quando ho finito mi accorgo che anche la gomma di Katia è sgonfia. Le cambio la camera d'aria. Partiamo per il nostro itinerario ma la mia gomma si sgonfia lentamente ma inesorabilmente.
Alla sosta per il caffè all'Oasi di Camello decido di gonfiarla un poco ma, quando svito la valvola, questa si rompe e mi resta in mano. Dovrei montare la camera d'aria ma ora non ho tempo e decido di andare avanti il più possibile così.
Continuiamo il nostro giro, percorrendo tutta la strada della Sacca degli Scardovari, ammirando il bel panorama del Delta, con i suoi capanni da pesca e i numerosi uccelli.
Quando arriviamo a Scardovari, chiamo il ristorante Canarin, che ci era stato indicato dal ragazzo che ci aveva dato la traccia e che distava mezz'ora da dove eravamo, per sapere se c'è posto. Purtroppo è tutto pieno: dopo una breve ricerca senza successo in paese per vedere se si può mangiare qualcosa, decidiamo di andare avanti e di fare un tentativo: al ristorante, proveremo a vedere se qualche posto si è liberato.




Arrivati al "Canarin" ci dicono che bisogna aspettare un'ora. Decido allora di montare la camera d'aria: come immaginavo la ghiera della valvola è inchiodata. Mentre penso di chiedere a uno dei motociclisti presenti nel ristorante una pinza, Katia mi chiama e mi dice che sono riusciti a trovarci un posto per il pranzo. Mollo tutto e vado a mangiare, pasta con le vongole di primo e un assaggio di cozze come secondo, il tutto portatoci immediatamente dal proprietario, veramente cortese. Finito il pasto chiedo al proprietario una pinza: lui, gentilissimo, alla mia richiesta, mi da un'intera valigetta della Mauer: fantastico!
In poco tempo smonto la gomma, la pulisco dal lattice, monto la camera d'aria e finalmente ripartiamo.
Dopo poco Katia mi dice che sente un rumore strano dalla gomma: controllo e vedo che...ha bucato di nuovo!



Non ho più camere d'aria e, per fortuna, risolvo con la bomboletta gonfia e ripara.
Finiamo il bel giro senza altri problemi tecnici, con una pausa gelato a Gorino, dove riusciamo a precedere un gruppo di improbabili tedeschi con bici elettriche.
Arriviamo all'area camper e ci rilassiamo facendo due chiacchiere con il vicino di camper - un milanese in vacanza con la famiglia che mi chiede informazioni sulla bicicletta - e con un vecchio tedesco che viene a chiederci se abbiamo avuto problemi con il computer di bordo del camper, perché anche lui ha un vecchio Westfalia del 1995 con problemi elettronici.
Questo signore è veramente particolare: berretto, occhiali da ghiacciaio blu che sembrano occhialini da piscina, pantaloni corti con la cerniera aperta e gambe sanguinanti e incerottate alla meglio! Che tipo!
Ormai è sera ed è ora di andare: carichiamo le bici e ci dirigiamo, con l'ultimo sole, verso casa.





Riflessioni
Per capire a cosa serve il mondo bisogna andare nella Pianura Padana, tra Veneto e Emilia Romagna, dove il profumo di cibo - piadina, gnocco fritto, anguilla alla brace, pesce fritto - si mischia all'odore di fertilizzante e concime, che di fatto altro non sono che cibo del cibo e, quindi, ancora e sempre cibo.
Da questi canali maleodoranti, popolati da affamate zanzare, viene prelevata l'acqua che fa crescere la verdura che mettiamo sulla nostra tavola. La terra, secca, sfuttata senza parsimonia dalla agricoltura intensiva, senza più nutrienti, è ormai solo un suppprto per file e file di ordinate carote dai ciuffi tutti uguali, figli di sementi brevettate.
Vedo un grande cartello lato strada, scritto in modo grossolano con un pennello enorme: "verdura a km 0". Poco dopo c'è un' azienda agricola, con le bandiere sbrindellate della Coldiretti che sventolano da lunghi pali di legno.
Ci sta ma mi fa ridere: qui tutta la verdura è a "km 0" ma questo non la rende tanto migliore o meno artificiale. Certo non è stata trasportata ai supermercati sui camion, ma è pur sempre un prodotto dei trattori e della chimica. È la verdura moderna, fatta per essere venduta e comperata, fatta per sfamare la nostra idea di verdura, più che il nostro bisogno di fibre e vitamine.
L'agricoltura moderna è un mondo per pochi: pochi contadini che con poche ma giganti macchine - trattori, imballatrici, trebbiatrici - fanno il lavoro di tanti.
Ecco che la campagna è vuota e le tante strade, spesso sterrate, corrono silenziose e dritte: posti tranquilli, insomma, dove pedalare.
I canali poi tagliano la terra e rendono obbligata la costruzione di ponti, chiuse, argini. E qui si pedala, alti, con una fauna incredibile che trova il suo habitat ideale in mezzo a questa pianura sfruttata dall'uomo.

A fianco ad una strada super trafficata, com'è la Romea, ci sono single track nel bosco, carrarecce e strade secondarie quasi senza traffico, che sono percorse da itinerari ciclabili tabellati che permettono di addentrarsi, senza perdersi, nel delta del Po, per capire qualcosa di più su questa terra, che stiamo divorando, su chi la abita e la lavora.

L'abbazia di Pomposa
Non capisco l'arte, vorrei, ma mi sfugge e non mi emoziona. Sono ignorante. Mi mancano le papille gustative per gli affreschi. Ci provo e ammiro la tecnica esecutiva ma non mi nascono, dentro, emozioni. È come se cercassi di gustare un gelato leccandone l'immagine su di una rivista. Non arriva nulla e mi chiamo ignorante.
Quindi mi guardo anche attorno: sembra di essere in casa di riposo, con un'età media di 80 anni che io e Katia, già oltre i quaranta, non riusciamo ad abbassare.
Li stimo, perché se sarò fortunato, diventerò come loro e finirò anche io qui, in questa specie di parco giochi per anziani, a trascinare le mie gambe consumate, indossando ciabatte coi calzini e perdendo di vista il gruppo organizzato per essere recuperato, se sarò fortunato, solo al momento dell'appello sulla corriera.

La pesca
Qui tutti pescano, non so cosa, ma pescano ovunque. Nel mare, come ovvio ma anche nei canali, lato strada e nei numerosi specchi d'acqua, alcuni con l'aspetto da oasi, altri decisamente meno edificanti.
Ma quello che caratterizza questi luoghi sono i casoni da pesca: strutture instabili costruite su palafitte sghembe e irregolari, con difronte ampie reti che vengono calate tramite carrucole e in cui finiscono i pesci sfortunati.
"Prendo seicento euro di pensione e devo pur vivere. Se fanno un controllo pazienza!" Così ci accoglie Enrico nel suo casone, dove a "offerta libera" prepara diversi tipi di pesce che ci mostra orgoglioso: anguilla, vongole, cozze. È tutto dentro a delle pentole chiuse alla buona con coperchi sempre troppo grandi o con canovacci variopinti. Ci racconta che lui è povero e il casone deve farlo rendere, sopratutto perché l'ha dovuto ricostruire da solo quest'anno, perché a novembre del 2017 una tempesta l'aveva spazzato via. E lui era stato "fortunato": molti degli altri casoni erano stati solo semidistrutti e così, effettivamente, sono stati lasciati: demolire e portare via i materiali costa. Per il suo ci ha pensato il mare.

Volare
Per divertirci, noi esseri umani, le abbiamo pensate tutte, perché, così piantati a terra come siamo, di divertirci ne sentiamo l'esigenza senza averne i mezzi.
Gli uccelli, invece, hanno il mezzo del divertimento in sé stessi e, ogni volta che spiccano il volo, sono lì che sorridono.
Lo sapevo già ma ne ho avuto una ulteriore conferma guardando questa garzetta che gioca nel cielo, muovendo le ali in modo da rimanere immobile nell'aria controvento, guardando dall'alto verso il basso le paludi, i fenicotteri rosa e noi, poveri bipedi, che in bicicletta passiamo per godere di quello che non potremo mai avere.








martedì 25 settembre 2018

Foresta Nera, Colmar, Parco Naturale dei Vosgi


10 agosto - partiamo da Belluno nel pomeriggio, alle 1630. Ho lavorato infatti fino alle 1430 e poi abbiamo dovuto caricare le ultime cose (ho dovuto inoltre fare delle stampe della mia carta di identità da un file che avevo salvato nel pc, perché la mia si era sciolta a causa della pioggia nel viaggio in bici fatto quindici giorni prima). Strada poco trafficata, arriviamo a St. Anton am Arlberg tardi, dopo esserci fermati a mangiare qualcosa portato da casa sull'autostrada del Brennero.
È buio e non sappiamo dove andare a dormire: giriamo col furgone nel paese - vuoto - e alla fine decidiamo di andare verso l'Arlberg Pass, che dista pochi chilometri anche se la strada è veramente ripida. Qui troviamo un ampio parcheggio con anche altri due camper. Ci fermiamo qui, senza sapere bene dove siamo perché è veramente buio pesto. I programmi per il giorno dopo sono poco chiari perché le previsioni meteo mettono tempo nuvoloso e anche pioggia nel pomeriggio. Andiamo quindi a dormire e decideremo domani cosa fare.

 

11 agosto - mi sveglio presto e il tempo è freddo (ci sono 9 gradi) e uggioso. Però c'è vento. Dopo qualche minuto inizia a vedersi il cielo azzurro e il panorama circostante: le montagne sono bellissime e anche il passo ha l'aspetto di vero passo alpino (nonostante la quota modesta).
Visto che il tempo è meglio del previsto, decidiamo di andare in mtb, seguendo un percorso trovato in rete e che corrisponde per metà al percorso intermedio di una gara di mtb che si svolgerà fra una decina di giorni e che è pubblicizzata su di un depliant che avevo preso la sera prima in un punto informazioni.
Scendiamo quindi a Sankt Anton, parcheggiamo nell'ampio piazzale della funivia che avevamo visto la sera prima mentre cercavamo dove fermarci.
Partiamo per il nostro giro alle 930, anche a causa del tempo perso nel tentativo di trasferire al Garmin la traccia scaricata sul telefono (cosa che provo e riprovo senza successo: impossibile sincronizzare telefono e dispositivo).
Giro carino reso bello grazie ad una deviazione non prevista fino alla Konstanzer Hütte, con bei panorami d'alta quota.
Tornati al furgone mangiamo e poi facciamo un giro a piedi in centro a Sant Anton am Arlberg, piccolo paesello che si gira in un'oretta.
Quindi ripartiamo verso il passo seguendo poi la via alpina. Nel frattempo mi accorgo che il cambio del camper non funziona bene: la prima e la seconda stentano ad entrare...la cosa mi impensierisce.
Per arrivare a Lindau decidiamo di passare per Bödele, passo dove si trova una piccola stazione sciistica. Qui troviamo un bel parcheggio panoramico a pagamento, dove decidiamo di passare la notte. C'è un solo camper che, dopo poco, se ne va. La sera giochiamo a carte ma io sono stanchissimo e cedo molto presto.

 


12 agosto - partiamo presto dopo aver pagato la modesta cifra di 7,00 euro e ci dirigiamo verso Lindau. Le marce faticano sempre di più ad entrare. A un paio di chilometri da Lindau troviamo un parcheggio, anche questo a pagamento, e con poche auto. È ancora presto - sono le 8.30 - e stanno arrivando alcune auto.
Ci prepariamo e, quando vogliamo andare a pagare, scopriamo che il parcometro è rotto. Meglio.
Partiamo in mtb verso la bella isola di Lindau che visitiamo tranquillamente. Quindi seguiamo la traccia scaricata che ci porta, con un percorso impegnativo, fino allo Pfänder. Facciamo poi, ignorando alcuni divieti, una bellissima diacesa fino a Bregenz e da qui torniamo per ciclabile - strapiena di ciclisti - al camper.
Mentre Katia si sistema decido di dare un'occhiata al leveraggio del cambio nel cofano e scopro che la boccola che permette l'inserimento delle marce è rotta: ecco la ragione della difficoltà ad inserire le marce! Riesco con facilità a toglierla, la pulisco con del detergente e la sistemo alla meglio con del nastro isolante. Non senza fatica la rimetto in sede, dopo averla lubrificata con dell'olio da catena. Partiamo e...il cambio funziona perfettamente! Sono contento del risultato ma sono anche consapevole che se si fosse rotta sarei rimasto a piedi. So inoltre che la mia sistemazione è funzionale ma non affidabile: bisogna andare da un meccanico.
È domenica per cui decidiamo di dirigerci in un paesino in direziome di Colmar, dove c'è un campeggio economico. Lì cercheremo un meccanico VW dove andare lunedì per cercare di sostituire la boccola rotta.
Il posto è veramente particolare: il campeggio è parte di un allestitore di camper: ce n'è una infinità, tutti nuovi e di diversi tipi.
Sempre lì c'è un'area di sosta enorme ma divisa da alberi, dal fondo erboso, con pochi camper. Il posto è tranquillo anche se si sente il rumore della vicina strada.
Si pagano 14,00 euro con uso doccia e bagno.
Dormiamo lì.




13 agosto - ci alziamo, mangiamo e andiamo al concessionario Volkswagen. Lì non hanno il pezzo ma ci indicano dove trovarlo, in un concessionario ad una ventina di chilometri da lì, a Singen.
A Singen troviamo il concessionario dove lasciamo il furgone a sistemare. Nel frattempo andiamo in centro a fare una passeggiata, cercando di immaginare quanto potrebbero chiederci per il (banale) lavoro.
Alla fine va meglio del previsto: poco più di 55,00 euro per sostituire un pezzo del valore di 5,00 euro. Un'ora di lavoro messa nella fattura, per una operazione da, esagero, 10 minuti. I concessionari Volkswagen, anche in Germania, si dimostrano ladri quanto in Italia.
Poteva andare peggio.
Ripartiamo quindi in direzione di Friburgo, dove troviamo una area camper a 8,00 euro. Mangiamo e poi andiamo a visitare la bellissima cittadina, a misura di pedone e di ciclista, prendendo qualche goccia di pioggia. La sera mangiamo al Markt Halle, il mercato coperto: bello, buono e economico.

 

14 agosto
- Partiamo in direzione della Munstertal: che avevo visto in rete essere il luogo di partenza per un bel itinerario in mtb. La valle è molto bella e sonnacchiosa; anche il giro si rivela molto piacevole, anche se il tempo non è bellissimo, ci sono alcune nuvole che coprono il cielo: alla fine però prevale il sereno. Mangiamo alla fine del giro in una specie di rifugetto nel bosco, dove beviamo una buona birra (non buona come quella di Friburgo) e mangiamo wurstel e carne accompagnate da una specie di schiacciata fatta con pezzi di patate. Finiamo il pranzo con una super fetta di torta della Foresta Nera.
Torniamo al camper, con calma ci laviamo e poi ci dirigiamo verso Colmar. Decidiamo di andare a Munster, sede del Parc naturel régional des Ballons des Vosges, dove abbiamo visto che c'è un'area camper. La sera facciamo una passeggiata per il bel paesello.

 

15 agosto - Ci alziamo e andiamo a Colmar, dove parcheggiamo in centro. C'è tutto sommato poca gente. Facciamo il giro turistico della "piccola Venezia" e quindi torniamo al camper. Prepariamo da mangiare e ci spostiamo a piedi e con le pentole in mano nel bel parco proprio dietro al parcheggio, dove facciamo il nostro pic nic di ferragosto e dove, consultando la cartina e internet, individuo il percorso dei prossimi giorni: la
"Route des Cretes". Verso le 14.00 ripartiamo in direzione Cernay, dove parte appunto la "Route des Cretes", una bella strada che attraversa il Parco e che tocca numerosi siti naturalistici. La salita è ripida e trafficata ma alla fine giungiamo nel parcheggio del "Grand Ballon" la vetta più alta del Parco. Ci facciamo un giretto a piedi fino alla Ferme Auberge du Haag poco distante dove prendiamo una puzzolentissima formaggella di Munster e intanto prendiamo visione del posto anche per decidere cosa fare domani.
In rete infatti le informazioni sono incomplete e poco chiare e non si trova un bel giro preconfezionato in mtb: sapevo che non sarebbe stato facile come in Germania o in Austria. Per fortuna Katia, curiosando nella Malga, trova una pubblicità di un mulino dove macinano noci e nocciole e che è visitabile e non dista molto da dove ci troviamo . Desiderava molto andarci e questo è bastato per darmi il "La": basandomi sulla cartina Kompass on line, faccio una bella traccia che tocca i due laghi presenti vicino al Grand Ballon e poi scende a Storkensohn, dove appunto si trova il mulino. La traccia è lunga (senza la salita finale per tornare al Grand Ballon sono oltre 50 km), ma, male che vada, Katia può fermarsi in fondo alla valle e io posso andare a recuperarla. Consapevole di questa possibilità, si lascia convincere.
Tornati al furgone ci spostiamo in un'area del parcheggio dove si sono messi altri camper: tranquilla e con un panorama eccezionale e che ci permetterà di godere di due notti fantastiche e di due tramonti da sogno. Giochiamo a carte e poi a nanna.

 

16 agosto - Partiamo "tardi", verso le 9.00 perché il giro inizia in discesa. Effettivamente la prima parte, quella che guarda la Foresta Nera, è tendenzialmente in discesa, anche a Markstein, quando inizia il vero scollinamento che ci porta verso Saint Amarin, abbiamo gia fatto quasi 600 metri di salita. Anche la discesa da Markstein è lunga e con qualche sali scendi, ma sempre su sterrate belle pedalabili. Arriviamo in fondo alla valle del fiume La Thur all'ora di pranzo e ci fermiamo al ristorante Au Cheval Blanc dove, fuori e sotto una tenda, mangiamo insalata e tarte flambé: era la prima volta per noi, ma non sarà l'ultima che mangeremo questa specie di pizza. C'è un gran caldo (fuori, dentro al ristorante è freschissimo) e risalire in sella non è facile. Comunque ripartiamo e su ciclabile raggiungiamo il mulino, dove assisitiamo ad una dimostrazione di come si fa l'olio di noci. La dimostrazione, fatta da un ragazzo molto semplice che parla pochissimo inglese, si dilunga perché la macina stenta a girare, a causa della poca acqua presente nel torrentello che alimenta il mulino. Dopo più di un'ora dobbiamo andare e abbandoniamo la dimostrazione anche se non ancora terminata. Quindi ancora ciclabile e poi affrontiamo la salita, di sette km, che ci riporta alla partenza. Katia è bravissima e con qualche incoraggiamento e qualche spinta, arriva alla vetta dopo 1800 mt di dislivello totali su 70 km. Sono quasi commosso! Doccia, altro super tramonto in camper e a nanna.

 

17 agosto - Ci alziamo con relativa calma e puntiamo verso il Col de la Schlucht, che avevo inteso essere un bel posto e un buon punto di partenza per le escursioni. Raggiungiamo il Colle e resto deluso: un cantiere aperto decisamente poco invitante. Andiamo poco oltre e troviamo un bel parcheggio da dove si può iniziare a camminare. Facciamo un bel giro nella riserva del Gazone de Faîte, toccando i due laghi e una bella malga dove beviamo un caffè con la panna. Il tempo però inizia a guastarsi e alla fine scappiamo da un minaccioso temporale che però si scaricherà altrove.
Dopo una breve sosta per mangiare, ci dirigiamo a Sante Marie aux Mines, dove termina la strada e, dopo una fermata ad un supermercato, andiamo verso Ribeauvillé, dove si trova anche un campeggio.
Il campeggio, che dista meno di due chilometri dal centro, è veramente particolare. Costa una miseria, è umido e i bagni sono decisamente sporchi. Non si può pretendere molto pagando 0,80 euro a persona e 1,80 euro per la piazzola. La doccia si paga a parte al costo di un euro.
A noi va benissimo. Dopo la doccia andiamo a visitare il bel centro, dove beviamo un paio di bicchieri di Gewurtztraminer e mangiamo una tarte flambé. Rientriamo in camper e, sempre grazie al sito Kompass, faccio la traccia per il giro in bici dell'indomani: una cinquantina di chilometri in mezzo ai vigneti, seguendo le indicazioni pubblicate su sito della bella cittadina.
Nel frattempo arriva un camper italiano, che parcheggia a fianco a noi.

 

18 agosto - Ci svegliamo di buon ora e inizio a prepararmi per il giro. Nel frattempo i nostri "vicini" italiani escono dal camper e mi chiedono "se è un campeggio o un'area camper".
È la scusa per fare due chiacchiere: i simpatici camperisti di Aosta ci raccontano, mentre noi siamo seduti a fare colazione, del loro lavoro (l'uomo ironia della sorte, lavora per una azienda che produce componenti per una industria di Bribano, paese a 4 km da casa nostra, che lui visita spesso proprio per motivi di lavoro), del figlio (che fa downhill e che ha fatto anche gare in Nevegal) delle loro aspettative e delle problematiche legate alle vacanze...insomma un pezzo della loro vita "privata", così, su due piedi.
La chiacchierata è piacevole e anche utile perché ci consigliano di andare a vedere Riquewihr, che già avevamo in mente di visitare ma che, visto il loro entusiasmo, ancora di più desideriamo scoprire (e il giro in bici passa proprio di lì).
Salutati i nuovi "amici", spostiamo il furgone fuori dal campeggio e partiamo per il giro, che si rivela piacevole e con molto sterrato e passa per diversi paesi, tutti pittoreschi, con la ciliegina sulla torta di Riquewihr, veramente bello e anche turistico. Arrivati al camper facciamo una doccia al campeggio e poi ci dirigiamo verso il lago di Costanza, con l'idea di andare a Lindau, fare una breve passeggiata serale e poi dirigerci verso Garmisch, per fare l'indomani una camminata.
Arriviamo verso le 1930 a Lindau e troviamo un parchggio fantastico a due passi dal centro e vista lago. Mangiamo e poi andiamo in centro, godendoci un poco la serata. Rientriamo in camper e ripartiamo verso Garmisch: siamo stanchi e quindi, per non tirarci troppo il collo, decidiamo di fermarci a Fussen per la notte e di fare una passeggiata nei dintorni il giorno dopo.
Troviamo un parcheggio sulla strada e ci fermiamo. Mentre Katia si prepara, io consulto la vecchia cartina Kompass acquistata tanti anni orsono per il mitico Königstour e individuo una giro per il giorno dopo, che parte da Ehrwald (che credo sia a una decina di chilometri da Fussen e invece il giorno dopo scoprirò che dista ben 35...).
Andiamo a letto stanchi.

 

19 agosto
- mi alzo presto, lavo i piatti e...parto, mentre Katia dorme.
Mi accorgo quindi che Erhwald non è così vicino ma però è nella giusta direzione, verso il Fernpass. Arrivati nel paesino sveglio Katia e andiamo a fare colazione in un piccolo alimentari biologico in centro. C'è anche il mercatino delle pulci.
Partiamo a piedi per il giro che alla fine si rivela abbastanza impegnativo perché molto ripido e con un lungo tratto attrezzato, divertente perché non pericoloso ma comunque non per tutti.
Alla fine arriviamo al rifugio che si può raggiungere solo a piedi (mentre una mulattiera arriva a mezz'ora ed è percorribile in bici: ci sono decine di e-bike!). Qui beviamo una birra e mangiamo un paio di canederli. Quindi torniamo al paese facendo la mulattiera, molto bella ma lunga e poco diretta e percorsa da ciclisti di tutti i tipi: e-bike, city bike, con cambio e senza, col carrello con bambini, con carrello con bici...non manca veramente niente.
Arriviamo al camper assetati e decidiamo di concludere la vacanza con un gelato nel ristorante del centro.
Alle 15.00 partiamo direzione Belluno. Troviamo purtroppo un incidente dopo pochi chilometri che ci costringe ad una sosta di oltre un'ora. Poi il traffico è scorrevole e arriviamo a casa alle 20.45.
Abbiamo percorso in tutto 1770 km e naturalmente abbiamo già voglia di ripartire.

domenica 8 luglio 2018

Tellaro


21 giugno - Parto da Belluno direzione Treviso, dove devo recuperare Katia che ha dato un esame all'università. Alle 10.30 circa la carico e puntiamo a Tellaro, al camping Gianna. Pausa pranzo dopo Bologna in un parcheggio; arrivo a Tellaro alle 16.00 circa dopo 480 km.
Il campeggio non è male: terrazzato e ombreggiato. Non c'è la ressa ma non è neppure vuoto. Andiamo nella piscina all'aperto, abbastanza tranquilla; ceniamo e festeggiamo il compleanno di Katia con il vitello tonnato preparato da mia mamma.
La sera andiamo in paese per dare un'occhiata: paese carino, di mare, con i soliti ristoranti che la fanno da padrone.
Torniamo al camper e andiamo a nanna.

22 giugno - Ci alziamo con calma anche perché il tempo è coperto; dopo la colazione inizia a piovere. Mentre riflettiamo su da farsi la pioggia diminuisce. Decidiamo di andare a Lerici a piedi attraverso i sentieri indicati. Poco dopo aver intrapreso il sentiero, lo stesso si imbosca e diventa impercorribile. Non senza qualche maledizione torniamo sui nostri passi e raggiungiamo Lerici per strada: una strada abbastanza trafficata e senza marciapiede: per fortuna sono solo 3 km.
C'è caldo e molta umidità. Visitiamo Lerici, piacevole paesino di mare, e ci spingiamo fino a San Terenzo, sempre seguendo la passeggiata sul mare. Nulla di straordinario. Mangiamo un pezzo di ottima focaccia con le biete e torniamo a Lerici, per andare sempre a piedi, a vedere il campeggio Maralonga. Il campeggio è quasi vuoto e sul mare ma molto costoso (45,00 euro a notte per due persone e il furgone).
Rifletteremo sul da farsi.
Torniamo a piedi al nostro campeggio dove divoriamo un melone e ci divertiamo con del succo. Dopo un'oretta di riposo io vado a fare una camminata veloce sui sentieri sopra Tellaro, Katia va in piscina, dove la raggiungerò dopo un'ora. Cena in camper e serata a Tellaro con ottimo gelatino.

23 giugno - Decidiamo di andare a La Spezia dove dovrebbe esserci la Amerigo Vespucci. Andiamo in autobus e raggiungiamo in breve la città. Purtroppo la nave non solo non è visitabile ma non si vede neppure, perché è all'interno della zona militare. Ripieghiamo sul bel museo della Marina, economico ma interessante.
Dopo il muserò facciamo una passeggiata nella via centrale della città, dove prendiamo una ottima focaccia che mangiamo nel parco. Poco prima delle 13 riprendiamo il bus verso Lerici e quindi, dopo un gelato in paese, verso Tellaro.
In camper beviamo qualcosa di fresco e, dopo aver riposato, andiamo a vedere il mare.
La serata è bellissima: rimaniamo sugli scogli - piuttosto scomodi a dire la verità - fino al tramonto. Mi faccio anche diverse nuotate! Rientriamo in camper, mangiamo orecchiette e poi ci facciamo una partita a carte.



24 giugno - Mi alzo alle 630 per andare in bici: il giro l'ho pensato in queste sere anche attraverso il software Garmin Connect, che si dimostrerà inaffidabile per traccia, dislivello e chilometri.
Alla fine farò oltre 140 km con poco meno di 2900 mt. di dislivello positivo in circa 6 ore, raggiungendo la Garfagnana attraverso la galleria del Cipollaio. Bel percorso relativamente poco trafficato.
Arrivo al camper alle 1330, mangiamo e ci riposiamo. Carico le bici perché pensiamo di lasciare il campeggio l'indomani (poi cambieremo idea: l'altro campeggio è certamente piu tranquillo ma troppo isolato da Montemarcello, che vorremo andare a vedere; inoltre il nostro campeggio si sta svuotando: molti hanno fatto il week end lungo). Verso tardo pomeriggio andiamo a Tellaro, dove prendiamo l'aperitivo (buono e al giusto prezzo) e compriamo alla gastronomia del paese una buona insalata di polpo e patate, che mangiamo in camper. Partita a carte, ripasso esame Katia e a nanna.



25 giugno - Il tempo è sereno ma velato: decidiamo di andare verso Montemarcello a piedi e di recarci poi alla spiaggia di Punta Corvo; ci fermiamo alla gastronomia per prendere qualcosa fa mangiare. A piedi in circa 6 km arriviamo prima a Montemurlo, dove si trova l'orto botanico, che ha un aspetto abbandonato. Da lì in breve e sempre su sentieri ben tenuto arriviamo a Montemarcello, paese carinissimo e curatissimo. Prendiamo un rilassante caffè a baretto in centro dove facciamo due chiacchiere con una signora che ha una casa in paese e che ci suggerisce qualche itinerario e ci invoglia ad andare a vedere l'isola di Palmaria, che si trova di fronte a Tellaro e che si dovrebbe raggiungere in traghetto da Lerici o da La Spezia. Acquistiamo anche un bicchiere da due simpatici bambini del posto che hanno un mercatino di cose usate: un euro per un simpatico souvenir. Ci rilasciano anche una "ricevuta".
Andiamo quindi alla spiaggia di Punta Corvo che si raggiunge dopo una lunga e ripida scalinata nel bosco.
Non c'è tanta gente anche se ci sono dei traghetti che fanno da spola tra Bocca di Magra e la spiaggia. Bagno, pranzo e...fuga: si sentono infatti in lontananza tuoni e si vede arrivare il temporale. Forse siamo troppo precipitosi ma decidiamo di allontanarci per evitare di prendere acqua. Risaliamo la scalinata (io di corsa) fino ad incrociare il bivio con il sentiero che porta a Tellaro e che avevo in parte percorso il secondo giorno di corsa. Il tempo migliora e il temporale si scarica lontano nel mare. Il sentiero è bello, in quota ma con molti saliscendi. Nel punto più basso si stacca una traccia che conduce ad una spiaggia indicata come spiaggia per nudisti. Il tempo è tornato sereno e caldo per cui decidiamo di scendere al mare per approfittare della bella giornata.
La spiaggia è deserta e ci troviamo un posto vicino alla parete con una grotta dove è possibile ripararsi dal sole.
Faccio subito una bella nuotata mentre la spiaggia si anima con qualche bagnate che arriva con un piccolo motoscafo e un gommone. Nessun nudista. Il temporale è stato veramente una fortuna: solo per sfuggire alla pioggia abbiamo potuto trovare questa bella spiaggia semideserta! Rimaniamo in spiaggia fino 1830 e poi torniamo a Tellaro, dove beviamo un aperitivo al Circoletto, baretto simpatico e alla mano, luogo d'altri tempi, con una bella terrazza vista mare (e qualche tetto). Che bello: questi baluardi di umanità che riescono a non essere travolti dalla forza dei tempi e delle norme normalizzati, ancora veri nella loro stupenda imperfezione!
Dopo l'aperitivo altra sosta alla gastronomia dove prendiamo cozze ripiene, focaccia e schiacciata croccante, spendendo sempre il giusto. Al campeggio doccia e cena. Programmiamo la giornata di domani seduti al bar del campeggio, di fronte alla silenziosa piscina, guardando il tramonto e gustando un gelato Sammontana. Domani in corriera fino a Lerici e poi in traghetto fino a Portovenere e quindi all'Isola di Palmaria, che visiteremo a piedi come suggerito dalla signora incontrata a Montemarcello. Sani e notte.



25 giugno - Come da programma ci alziamo presto e andiamo in autobus a Lerici, dove prendiamo i biglietti per il traghetto fino a Portovenere. Da lì sempre in traghetto andiamo a Palmaria. L'isola è bella e anche il percorso che ne fa il periplo è piacevole, anche se rimaniamo un poco delusi dal mare: l'unica spiaggia raggiungibile è quella di Pozzale, che però è sporca anche se non affollata. Il mare inoltre è mosso e anche questo non invoglia a fare il bagno. Mangiamo le focaccie prese a Lerici al "Punto Caldo" (buonissime, sopratutto quella verdure) e ci rimettiamo in cammino passando vicino ad una specie di campo militare che presumiamo sia il campeggio estivo dei militari e dei loro parenti. Nei dintorni disordine e macerie...poco spiegabili in un contesto naturalistico di pregio. Raggiungiamo cima dell'isola dove si trova un ostello di Lega Ambiente e in breve siamo di nuovo all'attracco del traghetto.
Preso il traghetto raggiungiamo Portovenere che visitiamo velocemente (è pieno di ragazzini, forse in relax dopo gli esami di maturità), prendiamo un ghiacciolo e riprendiamo ancora il traghetto per Lerici e da lì l'autobus per Tellaro. Sono quasi le 18 ma ancora non sono riuscito a fare il bagno. Proviamo a raggiungere la scogliera sotto al campeggio ma il mare mosso ha portato molta mucillagine che galleggia i superficie: non ce la sentiamo di fare il bagno e quindi "ripieghiamo" sulla piscina del campeggio: c'è poca gente e si sta veramente bene.
Abbiamo deciso di andare a mangiare fuori, nel ristorante suggeritoci dalla signora a Montemarcello. Katia va a prepararsi mentre io attendo le 19 in piscina, quindi vado al camper e in poco sono pronto. Andiamo quindi a piedi a La Serra, paesino sopra Tellaro, dove si trova il ristorante L'orto di Ameste.
Per raggiungere La Serra camminiamo una mezz'ora in salita prendendo una scorciatoia con pendenze del 25%.
Il ristorante è in un posto fantastico con una vista su tutto il Golfo dei poeti.
Mangiamo discretamente sotto la bella veranda, infastiditi solo dal fumo proveniente dalla tavolata a fianco alla nostra. Per fortuna i due fumatori finiscono in fretta le sigarette.
Durante la serata osservo la tavolata dei fumatori: la badante, il figlio che compiva 41 anni prorpio oggi, il papà e la mamma "badata"; il figlio con probabili problemi di alcolismo, con la mano che trema mentre si versa da bere e guarda gobbo il piatto; la mamma che viene ingozzata a forza e non preferisce parola...alla fine il fumo delle loro sigarette è il meno, di questo quartetto tragico, umano, sofferente.
Paghiamo e dopo una breve passeggiata in paese, torniamo a Tellaro: andiamo in centro per un ghiacciolo e per godere di quest'ultima serata ligure.



26 giugno - Mi alzo presto e inizio a sistemare il camper per la partenza. Il programma odierno è quello di andare in furgone a Montemarcello, parcheggiare e quindi raggiungere Punta Bianca a piedi, seguendo le indicazioni C.A.I.
A Montemarcello c'è un ampio parcheggio e lì lasciamo il furgone; prendiamo un caffè al bar in centro e quindi ci dirigiamo verso Punta Bianca.
Quasi arrivati a Punta Bianca incrociamo un signore che prende il sole su un vecchio Fortino militare e gli chiediamo qualche indicazione. Questo incontro è molto fortunato: infatti il signore ci dice che il sentiero per raggiungere Punta Bianca è in parte franato - poi andremo a vedere e comunque lo percorreremo perché è franato in una parte molto breve - e ci indica un altro sentiero per raggiungere una spiaggia poco sotto che dice essere più tranquilla. Torniamo poco indietro sui nostri passi e prendiamo questo sentiero ma non raggiungiamo la spiaggia: ci fermiamo poco prima su degli scogli comodi e facciamo il bagno in un mare più limpido. Dopo aver mangiato ci dirigiamo verso la frana che passiamo facilmente e vediamo Punta Bianca che è poco sotto. Quindi riprendiamo a salire verso Montemarcello. Da Montemarcello andiamo col camper a Sarzana e, dopo una breve sosta in un supermercato per acquistare qualcosa da regalare agli amici, torniamo a casa dove arriviamo la sera.




domenica 4 marzo 2018

Seefeld




23 febbraio - Partiamo la mattina del venerdì in direzione Seefeld. Le previsioni indicavano neve a quote collinari o pioggia: in realtà il tempo è addirittura soleggiato. Arriviamo in paese alle 14 e ci dirigiamo al campeggio Alpin Camp.
Il campeggio è a 1 km dal paese ma è servito dallo skibus gratuito; non c'è molta gente e costa decisamente tanto. Senza corrente il prezzo è di circa 22 euro a testa a notte. Le tariffe sono decisamente più normali in estate: probabilmente i maggiori costi legati al riscaldamento e il luogo famoso più per il turismo invernale che per quello estivo, contribuiscono a rendere esoso il costo del pernottamento.
Alla reception facciamo la card degli ospiti e anche il biglietto per le piste da fondo (15,00 dai tre giorni in su, in alternativa 5,00 euro al giorno).
Scegliamo il posto dove sostare con il camper e parcheggiamo proprio di fronte alla reception e vicino ai servizi (dobbiamo aspettare però che un camper di Bolzano senza gomme da neve venga aiutato a togliersi dalla strada di ingresso, dove si era fermato non riuscendo più a ripartire, anche pechè i proprietari non sapevano comemettere le catene).
Pranziamo con gnocchi di patate e pesto alle noci - pesantissimo - e ci prepariamo per prendere lo ski bus e andare a sciare.
Dal centro di Seefeld e con le cartine delle piste, facciamo una bella escursione di 18 km e circa 450 mt di dislivello positivo.
Rientriamo al camper a piedi perché perdiamo lo ski bus: doccia, cena e, sempre a piedi, torniamo in paese per una passeggiata, curiosando nelle costose vetrine dei negozi.
Rientriamo e andiamo a dormire.




24 febbraio - Ci svegliamo con calma anche perché la temperatura è abbastanza fredda: - 8.
Dopo la colazione decidiamo di andare in camper fino Leutasch dove vi sono altre piste da sci. Dopo il paese c'è inoltre un parcheggio gratuito proprio in prossimità della pista. Il tempo è grigio e gelido.
Sciamo sulla pista più facile con una bellissima deviazione sulla pista B11 che si sviluppa in mezzo al bosco.
Rientrati in camper mangiamo qualcosa di veloce e poi torniamo in campeggio: abbiamo deciso di andare fuori a cena ma è ancora presto. Quindi andiamo in centro a Seefeld dove io faccio una quarantina di minuti di fondo (a fatica, sono molto fiacco) testando le piste più impegnative e Katia fa una passeggiata.
Ci ritroviamo in centro, prendiamo lo ski bus e, dopo un lungo giro che ci darà modo di vedere i numerosi e giganteschi alberghi di Seefeld , rientriamo al campeggio.
La sera vorremmo andare a mangiare in un ristorante non troppo costoso e tipico.
Su internet troviamo molti giudizi positivi sulla Waldgasthause Triendlsäge, a poco più di 1 km dal campeggio.
Partiamo a piedi sulla strada innevata e dopo 10 minuti arriviamo. Il posto è nel bosco, con tantissima neve.
Purtroppo però il locale è pieno e quindi torniamo al campeggio e ripieghiamo sul suo ristorante.
Mangiamo il classico Tiroler Gröstl e beviamo una birra, spendendo il giusto e mangiando sufficientemente bene.
Non resta che andare a dormire.


25 febbraio - Temperatura sempre gelida ma, inaspettatamente, il cielo è sereno.
Decidiamo di andare a piedi e alla reception ci procuriamo una bella cartina: nulla è lasciato al caso in Austria e l'escursionista è guidato e coccolato.
Facciamo un bel giro (dal campeggio sulla traccia 68, quindi la 1, la 40 e la 49 che conduce alla Hochmoos Alm; poi sui nostri passi fino per prendere la traccia 3 fino alla Wildmoos Alm e quindi a Mosern e sulla traccia 2 e 4 fino a Seefeld per rientrare di nuovo al campeggio), sempre su sentieri battuti o strade battute, nel bosco, segnalate perfettamente. Il clima è gelido ma siamo vestiti bene e la passeggiata risulta molto piacevole: 20 km con oltre 500 mt. di dislivello.
Rientriamo affamati: un pasto veloce, una bella doccia e...via, rientriamo a casa, dove arriviamo stanchi dopo 4 ore di viaggio.