mercoledì 24 agosto 2022

Neusiedlersee e Slovacchia

Partiamo il 5 agosto verso le 1530, dopo il lavoro. Puntiamo al Kolpeiner see, salendo verso la Mauria e poi Tarvisio, entrando in autostrada solo a pochi chilometri dal confine, per errore a causa del navigatore.

Al lago troviamo parcheggio a 2 euro da pagare all'uscita. Super. Dormiamo lì.
6 agosto - Tempo incerto. Partiamo in tandem per giro e prendiamo un poco di pioggia. Rientriamo al camper per pranzo e il tempo migliora. Facciamo quindi giro del lago e bagno. Partiamo quindi per il Neusidlersee. L'area camper vicino alla "spiaggia" dove volevamo fermarci è troppo costosa. Ci spingiamo quindi verso il paese di Illmitz dove risulta esserci un'area camper. Non la troviamo. Stanchi puntiamo al camping sul lago Zicksee dove arriviamo quasi alle 22.00.

7 agosto - Tempo ancora incerto. Decidiamo di rimandare il giro del Neusiedlersee a domani. Partiamo per il castello di Halbturn, dove mio zio ci suggerisce di andare. Visita alla mostra dei vestiti di Sissi.
Il tempo migliora. Andiamo a mangiare Langos in Ungheria, a pochi chilometri dal castello, alla Csárda Restaurant. Super. Il proprietario ci invita anche a campeggiare presso il ristorante. Accettiamo.
Dato che c'è il sole ora, decidiamo di andare a Bratislava in bici, partendo da Gattendorf. Bel giro, lungo. Rientriamo al ristorante dove mangiamo e beviamo, quindi andiamo a letto. Panorama vista pale eoliche con luci rosse nella notte.

8 agosto - il tempo è migliore ma velato e all'orizzonte,  a ovest, è veramente scuro. Andiamo al parcheggio sul Neusiedlersee visto i giorni precedenti e partiamo per il giro. Dopo una ventina di chilometri inizia a piovere, forte. Aspettiamo che smetta al coperto di una torretta di avvistamento uccelli.
Quindi torniamo al camper. Decidiamo di andare a vedere Eisenstadt.
Città deserta. In una gelateria di veneti facciamo due chiacchiere e poi ci offrono il gelato.
Decidiamo di andare in campeggio in Ungheria, a Fertőrakos. Campeggio particolare.

9 agosto - giro del lago finalmente con tempo bello. Rientriamo e dormiamo nello stesso campeggio.

10 agosto - partiamo per Banská Štiavnica. Visita breve della cittadina e poi in campeggio a Studenac. Visita del laghetto, bagno e langos super unto.

11 agosto - giro in bici con partenza dal campeggio. Katia perde il cellulare che per fortuna ritroviamo grazie a Google.
Tempo un poco velato.

12 agosto - lasciamo il campeggio e andiamo in località, vista il giorno prima in bici, dove parcheggiamo e facciamo escursione a piedi con visita miniera e calvario. Tempo bello. Partiamo in direzione del bassi Tatra facendo pausa nel laghetto Belianscky Tajch. Arriviamo al parcheggio deserto  (Parkovisko Hornà Lehota) per affrontare la salita del Chopko e Dumbier.

13 agosto - tempo bello. Salita al Chopok e Dumbier. Bei rifugi. In corso gara di triathlon.
Partiamo quindi per Banská Bystrica. Sosta per spesa e visita della bella cittadina. Dormiamo al campeggio Tajov.

14 agosto - partenza per Cicmany. Visita del paese, pranzo, riposo e partenza per Pezinskà Baba  passo nei Piccoli Carpazi dove pensavo di dormire. Il posto non ci inspira e puntiamo al campeggio Park Karpaty dove però, oltre a chiedere  molto, non hanno il bancomat. Decidiamo quindi di andare via e puntiamo a Bratislava, al campeggio Zlate Piensky, dove arriviamo quando è buio.

15 agosto - lasciamo camping e andiamo in località Koliba (parcheggio ristorante Batoni) per giro dei Piccoli Carpazi. Bel giro, sterrato con pranzo al Zochova Chata.
Rientriamo al camper alle 1830 circa, doccia e partenza, decidiamo man mano, per il Kolpeiner see (cena in camper in prima di Eisenstadt).
Viaggio notturno, arriviamo oltre la mezzanotte.

16 agosto  - Il giorno dopo ci incontriamo con Marco che parte per Vienna. Facciamo breve passeggiata fino alla cimetta più alta della zona e poi andiamo a fare il bagno nel lago. Quindi partiamo e, senza fare autostrada, arriviamo a casa (passando per la Rosental e per il passo Mauria).

martedì 18 agosto 2020

Sardegna

15 giugno - partiamo da casa alle 6.00 puntuali per dirigerci a Piombino.
Non c'è traffico e arriviamo al porto circa alle 12.00 e, fatto il check in, ci mettiamo in coda, con pochi altri camper. Alle 1330 circa ci imbarchiamo e prendiamo posto sul traghetto. Il viaggio è lungo e lo passiamo sul ponte. È una bella giornata anche se la temperatura, sopratutto quando c'è vento, è fresca. Arriviamo a Olbia con un'ora e mezzo di ritardo (alle 2100). Questo scombussola i nostri piani e condizionerà l'intera vacanza.


Da Olbia ci dirigiamo a sud e decidiamo di andare avanti almeno fino alle 2300.
La strada è scorrevole e non c'è nessuno.
Nel frattempo cerchiamo di individuare un'area camper dove pernottare. Mentre guido Katia cerca in rete le aree camper di strada e alla fine, decidiamo di fermarci a Oristano. La prima area ci fa una brutta impressione, così proseguiamo per la seconda, che scartiamo perché troppo isolata e situata in una brutta zona industriale, e ci fermiamo vicino al centro, dove si trova un parcheggio per camper che ci fa una migliore impressione (c'è anche un altro camper e un furgone).

16 giugno - Andiamo a piedi a visitare il centro di Oristano e facciamo colazione in un bar, poi ripartiamo e, visto che è di strada, decidiamo di fermarci a vedere l'area archeologica di Tharros. Qui, approfittando di una visita guidata, facciamo il giro dell'area e, dopo aver mangiato al camper, partiamo per una facile passeggiata con sosta in spiaggia. C'è vento e il mare non è particolarmente invitante. Non sappiamo dove pernottare la notte: Katia ha individuato un campeggio a un'ora da qui; io sarei più dormire qui o in zona. Alla fine decidiamo di andare nel camping individuato da Katia, che si trova vicino a Piscinas, dove ci sono le famose dune...ma il navigatore ci porta a Pistis dove la strada che dovremmo prendere risulta chiusa, come ci evidenzia un gentile ragazzo addetto al parcheggio della spiaggia.Tornare indietro è un problema perché, a causa di una festa paesana legata a S. Antonio ed a una deviazione, si è formata una coda lunghissima. Decidiamo quindi di restare a Pistis, dove dormiamo nel parcheggio (come suggeritoci dal ragazzo che controllava il parcheggio stesso) e mangiamo pesce buonissimo in un super ristorante con vista mare, dove ci godiamo l'ultimo sole.
Decidiamo che l'indomani raggiungeremo il camping per vedere le dune di Piscinas.



17 giugno - Partiamo in direzione Piscinas, seguendo una strada tortuosa e facendo una sosta per raggiungere a piedi la vetta del monte Arcuentu, che ha una sagoma inconfondibile che aveva attirato la mia attenzione.
Circa per pranzo arriviamo al campeggio dove mangiamo: poi a piedi raggiungiamo le dune e la spiaggia. Il mare è mosso e quindi niente bagno.
Rientriamo al camper e, dopo una doccia veloce, andiamo a mangiare un'ottima pizza nel ristorante del camping e chiudiamo la serata con una partita a carte.

18 giugno - Partiamo verso le 9.30 in direzione di Chia, seguendo la bellissima e deserta strada interna. Ci fermiamo per un caffè a Fluminimaggiore, dove, approfittando dell'ufficio turistico aperto, chiediamo qualche indicazione. La gentile addetta ci consiglia di andare a vedere la spiaggia di Masua, che dovrebbe essere più protetta dal vento. Così facciamo e, dopo aver comperato frutta, pane e formaggio e aver bevuto un ottimo caffè, ci dirigiamo verso Masua. Arriviamo le 13.00 e parcheggiamo nell'area camper, vicina alla spiaggia e facciamo subito un salto al mare (la spiaggia è piccola e un po' troppo affollata per noi). Dopo un veloce bagnetto torniamo al camper e mangiamo quindi ripartiamo a piedi per trovare una spiaggia più tranquilla, che individuiamo facilmente dopo meno di dieci minuti di cammino su un bel sentiero.
L'acqua è trasparente ma in taluni punti gelida e nuotare è una sfida.
Rientriamo quindi al camper, ceniamo e facciamo una breve passeggiata all'ingresso di porto Flavia.
Dopo alcune riflessioni, decidiamo che l'indomani andremo in camper a S.Antioco e quindi farne il giro in bici e poi prendere il traghetto per l'Isola di San Pietro per vedere Carloforte.

19 giugno - partiamo con calma e raggiungiamo Calasetta, da dove parte il traghetto per l'isola. Quando arriviamo il traghetto è già nel porto che carica le auto. Guardo gli orari e vedo che il prossimo è alle 13.20. Questo non riusciamo a prenderlo, perché non siamo ancora pronti. Prendo comunque i biglietti e torno da Katia, che era rimasta sul camper per prepararsi. Facciamo un veloce briefing e decidiamo di non fare il giro di S. Antioco e di prendere il traghetto al prossimo orario. Mentre aspettiamo facciamo un giro per Calasetta e facciamo due spese. Prendiamo anche del pesce per preparare una pasta per pranzo, che mangiamo un poco di corsa, perché...questa volta non dobbiamo perdere il traghetto. Alle 13.20 puntuali partiamo e arriviamo sull'isola. Qui facciamo un bel giro in bici - per Katia impegnativo - che ci porta a scoprire le più belle spiagge e anche l'entroterra (la parte nell'entroterra è dura e impegnativa).
Tornati in paese, ci dissetiamo e mangiamo un buon gelato, quindi visitiamo il bel centro.
Poco dopo le 18.00 riprendiamo il traghetto e torniamo al camper, che abbiamo parcheggiato in un bel posto sul porto, molto tranquillo e soleggiato.
Decidiamo quindi di cenare qui e quindi portarci a Chia, in un'area camper che preventivamente chiamiamo per sapere l'orario di chiusura (ci dicono che fino alle 22.30 è accessibile).
Quando sono le 21 circa partiamo e ci dirigiamo, sempre su strada tortuosa, a Chia, che raggiungiamo alle 22.10.
Troviamo subito l'area camper e parcheggiamo. Non c'è nessuno. Chiamo di nuovo il numero che avevo contattato prima e mi dicono di mettermi dove voglio e che domattina avremmo regolarizzato. Eseguo. Poi faccio anche una doccia e andiamo a letto.



20 giugno - ci alziamo e prendiamo visione del posto. È un parcheggio per camper, vicino alla spiaggia. Ieri sera abbiamo posteggiato all'ingresso e c'è un certo via vai. Decido di spostarmi più verso l'uscita. Facciamo colazione e andiamo in spiaggia, passando vicino alla piccola laguna e dirigendoci verso cala Cipolla, famosa spiaggia molto frequentata. Ci spostiamo appena dopo e troviamo un angolo tranquillo. Prima di pranzo partiamo a piedi in direzione del faro, trasformato oggi in un albergo e quindi andiamo al belvedere, indicato da un cartello di legno. Saliamo in cima alla collina, dove c'è una torretta di cemento. Il panorama è bello e adocchiamo anche una caletta interessante.
Rientriamo al parcheggio per un sentiero diverso, facendo così un giro ad anello. Al camper, dopo aver pranzato decidiamo di lasciare l'area camper e di spostarci nel campeggio vicino, per trovare un luogo più tranquillo e con meno zanzare.
Effettivamente il campeggio è un'altra cosa. Katia è più rilassata e così decido di uscire il bici, per fare un giro trovato su Wikilock che passa anche sulla strada romana.
Il giro si rivela bello ma non imperdibile e inoltre la discesa indicata dalla traccia non è percorribile a causa del sentiero invaso dalla vegetazione.
Trovo una buona alternativa, non senza perplessità, anche per i luoghi selvaggi e ai quali non sono abituato.
Comunque rientro al camper, faccio la doccia e ceniamo e quindi andiamo a letto. La notte sarà disturbata dal vento che mi costringerà ad alzarmi per chiudere il tendalino e tirar dentro le sedie.

21 giugno - ci alziamo e il tempo è incerto. È il compleanno di Katia. Facciamo colazione e riflettiamo su cosa fare. La sera vogliamo andare a festeggiare in un agriturismo e ne cerchiamo uno nelle vicinanze, che proviamo a contattare ma senza successo. C'è un vento fortissimo che alza un sacco di polvere e il cielo è grigio. Decidiamo di lasciare il campeggio e di andare nell'entroterra, passando per il paese di Domus Maria. Qui ci fermiamo e, seduti su di una panchina e con un ghiacciolo in mano riflettiamo su cosa fare: il tempo è migliorato e avremmo voglia di fare ancora un bagno. Quindi ritorniamo sulla costa, per raggiungere, con mezz'ora di cammino, una caletta che avevamo adocchiato ieri, dal Belvedere.
Qui, passiamo la mattina e prenotiamo l'agriturismo per la sera; facciamo un leggero picnic, quindi sempre a piedi, torniamo al camper, passando per la bella Pedralonga. Quindi andiamo al campeggio comunale di porto Tramazu, che è di strada e a 10 minuti dell'agriturismo. La sera mangiamo molto e molto bene da Sa Tiria.

22 giugno - È il momento di rientrare verso Olbia. Decidiamo di passare per il sito nuragico Unesco di Barumini Su Naxi, che visitiamo con la guida.
Qui mangiamo una pizza veloce e quindi ripartiamo verso Olbia, facendo un'altra pausa a S. Cristina, dove si trova un bel tempio ipogeo, che visitiamo.
Ripartiamo quindi per Olbia, che raggiungiamo verso le 19.30. Parcheggiamo nei pressi del porto e quindi andiamo nell'animato centro dove mangiamo, io una pizza e Katia una insalata. Poi rientriamo in camper.

23 giugno - La sveglia è puntata alle 645 ma mi sveglio molto prima, a causa del rumore dei camion presenti nel porto. Inizio così a preparare il pranzo (pulisco gli avanzi di maiale e pecora che avevamo portato via dall'agriturismo) e, con Katia ancora nel letto, vado verso l'imbarco. Siamo tra i primi. Appena il tempo di fare colazione e già gli addetti iniziano a far imbarcare.
Partiamo puntuali alle 8.15 e facciamo un viaggio tranquillo (qualche cane di troppo), con una bella giornata di sole. All'inizio staremo fuori poi, a causa dell'aria, preferiamo entrare.
Arrviamo a Piombino  e quindi ci dirigiamo verso casa.

domenica 5 maggio 2019

Le colline di Piacenza








25 aprile - Partiamo da Belluno verso le 930 e ci dirigiamo verso Piacenza. Il tempo è incerto e pioviggina per cui decidiamo di fare una passeggiata nella cittadina emiliana (parcheggiamo vicino alla stazione). Quando arriviamo, sono circa le 14.00, in giro c'è pochissima gente e quasi tutto è chiuso; poco dopo la cittadina si anima e qualche negozio apre. In ogni caso decidiamo di rientrare al camper e di dirigerci verso il posto dove passeremo la notte: il campeggio Cascinotta. Al primo distributore ci fermiamo per fare gasolio: intento a far rifornimento ad un vecchio pick up Skoda, c'è un signore sulla settantina, dall'aspetto semplice e dal volto segnato dalla fatica. Si avvicina per fare due chiacchiere: ci dice che anche lui è campeggiatore, che ha avuto una roulotte fissa in un campeggio privato qui vicino, dove è stato per oltre 20 anni: ci mostra le foto, anche quelle del suo nipotino (fotografato vicino ad un uovo di Pasqua vinto alla lotteria al bar), ci racconta delle tariffe stagionali dei campeggi, della sua esperienza e alla fine, prima di salutarci, si presenta dandoci la mano. L'incontro è strano, inaspettato ma simpatico: un primo segno della cordialità emiliana. Ripartiamo dal distributore e ci dirigiamo al campeggio. Il campeggio si trova perso nelle campagne di Piacenza, nel paese di Torrano, ed è veramente isolato. Quando arriviamo troviamo un gran cancello chiuso, con un cartello con due numeri di telefono. Da quello che vediamo il campeggio sembra vuoto: c'è una grande roulotte appena dietro al cancello e nessun altro mezzo e nessuna persona. Siamo perplessi: comunque chiamo il numero scritto sul cartello e risponde Andrea. Gli dico che siamo davanti al cancello e chiedo se il campeggio è aperto. Mi dice che effettivamente è aperto e che chiama subito sua mamma per permetterci di entrare. Dopo 10 minuti effettivamente arriva da dietro di noi una signora a piedi, con l'ombrello. È Rosanna, la mamma di Andrea: ci accompagna a piedi in quella che sarà la nostra piazzola per tre notti. Il campeggio è quasi vuoto e molto grande. Ci sono altre due persone e un signore che, scopriremo dopo averlo incontrato al cancello, è di Perugia e da oltre vent'anni viene qui a passare le ferie. È solo ed affitta una roulotte fissa.
La reception è aperta quando c'è bisogno; il cancello è sempre chiuso con un lucchettone da bici a codice (il codice ci viene fornito dalla mamma di Andrea); siamo vicino ai bagni e non vediamo nessuno. Il silenzio è assoluto.
Pago subito una notte (non so bene cosa faremo) e chiedo qualche informazione alla signora circa itinerari in bici. Mi vengono consegnate delle cartine (alcune delle quali avevo già trovato in rete a casa) e mi viene suggerito di chiamare Andrea, il figlio, che è appassionato di mtb e sicuramente avrebbe potuto consigliarmi qualche percorso. Così faccio e mi accordo per trovarci il giorno dopo verso le 10.30 qui in campeggio. Ceniamo, facciamo una partita a carte e andiamo a letto, con l'idea di valutare le indicazioni che ci avrebbe dato Andrea, anche se in linea di massima il nostro programma è di andare in bici verso Castell'Arquato seguendo l'itinerario indicato dalla cartina scaricata da internet e chiamato "Castelli di collina", per rientrare al campeggio seguendo l'itinerario chiamato "Castelli di pianura".
Il programma dell'indomani è vago perché le previsioni sono molto incerte e inoltre dalle cartine non si capisce il tipo di terreno e di pendenze che andremo ad incontrare. La cartina è così vaga che il mio tentativo fatto a casa di creare con Garmin Connect una traccia era naufragato immediatamente.

 

26 aprile
- Ci alziamo con calma e, mentre facciamo colazione, studiamo ancora le cartine. L'idea di ieri sera ci sembra la migliore. Il tempo è incerto: pioviggina, poi si apre, poi piove.
Alle 10.30 arriva Andrea: facciamo due parole, ci porta una cartina di una granfondo che si svolgerà il primo maggio e mi gira su WhatsApp il link di Garmin Connect di due itinerari che ha percorso un suo amico recentemente. Non riusciamo comunque ad avere un suggerimento chiaro per cui rimaniamo sul nostro progetto iniziale. Visto che il tempo è brutto decidiamo di rimandare il giro al pomeriggio e di visitare Grezzano Visconti, un paese in stile medievale fatto nel 1800 che dista pochi chilometri da dove siamo.
Il paesino ci delude: troppo turistico e finto. Torniamo in campeggio, mangiamo e partiamo cercando di seguire le indicazioni della cartina.
Dopo neppure 5 minuti foriamo la gomma. Perdiamo una decina di minuti per sostituirla. Ripartiamo: l'itinerario della cartina si dimostra difficile da seguire e con alcuni tratti su strade troppo trafficate. Lo abbandoniamo quindi quasi subito, per arrampicarci sulle ripide colline. Perdiamo tempo a qualche bivio e a causa del maggior dislivello derivante dalle deviazioni. A pochi chilometri da Castell'Arquato decidiamo di rientratre, sempre su strade secondarie. Non vogliamo fare tardi, c'è un vento assurdo e il tempo è minaccioso. Il rientro è più veloce del previsto e abbiamo tempo anche per un aperitivo (super economico) ad un bar poco distante dal campeggio, sulla strada, frequentato dagli operai agricoli e da quelli che lavorano alla cava di Ponte dell'Olio, come ci spiega la gentile barista. La sera, dopo cena, torniamo col camper a Castell'Arquato per una veloce visita. Il paese è bello ma deserto. Sono le 21 di venerdì sera. Rientriamo in campeggio e andiamo a letto. Per domani abbiamo in programma di andare a Bobbio, seguendo il Sentiero del Tidone da Pianello in Val Tidone, circa 50 km da dove siamo.




 























27 aprile - Partiamo verso le 9.00 in direzione Pianello, che raggiungiamo dopo un'ora di auto. Parcheggiamo, andiamo a bere un caffè in piazza e, seguendo la traccia gpx che avevo scaricato, iniziamo a seguire il Sentiero del Tidone. Da subito lo sterrato è fangoso e poi le indicazioni vanno nella direzione del letto del fiume, sassoso e interrotto da numerosi guadi. Proviamo a seguire una deviazione su sentiero ma si perde nei campi. Nulla da fare: siamo costretti a tornare indietro al camper. Mentre Katia prende la cartina che aveva scordato, io vedo dei ciclisti che stanno riempendo le borracce ad una fontana. Chiedo loro qualche indicazione e suggerimento: ci consigliano di andare verso Pecorara e da lì arrivare a Bobbio. Così facciamo. Visitiamo Bobbio e mangiamo i pisarei in un ristorante vicino al famoso ponte (qui chiediamo qualche indicazione al proprietario circa la strada da seguire). Quindi in parte seguendo una traccia scaricata da internet ed in parte improvvisando rientriamo al camper, dopo 80 chilometri e oltre 1600 metri di salita: un giro molto bello, con salite sempre dolci e su strade senza traffico.
Prima di rientrare ci fermiamo in un paese poco distante da Pianello per assaggiare il batarò, un pane tipico piacentino.
Al campeggio, che si è "animato" con l'arrivo di un altro camper, ci incontriamo con la mamma di Andrea e paghiamo il nostro soggiorno.
Fino a tardi cerco in rete qualche itinerario da percorrere l'indomani: vorrei fare dello sterrato. Non senza fatica riesco a scaricare un paio di tracce che sembrano interessanti: passano per Castell'Arquato e Vigoleno, entrambi borghi interessanti da visitare (il primo l'avevamo visto di sera quando era tutto chiuso). Vado a letto con questa idea da proporre a Katia per l'ultimo giorno della nostra breve vacanza.

 

28 aprile - Mi alzo prima di Katia e inizio a sistemare il camper per la partenza. Dopo colazione partiamo in direzione Castell'Arquato, dove patcheggiamo.
Da lì parte il nostro itinerario, che attraversa il borgo - oggi affollato, anche perché c'è una manifestazione sulla degustazione di vini - e poi si snoda tra belle colline. Seguire la traccia è facile (altro che cartine!) anche se in alcuni tratti percorre single track tecnici e ripidi che ci costringono a scendere. Per fortuna la sera avevo scaricato due itinerari contigui che in alcune parti si sovrappongono: questo ci dà la possibilità di avere una alternativa sempre disponibile . L'itinerario si dimostra vario e bello, con un caratteristico passaggio su crinale, dove buchiamo, e con numerosi tratti sterrati. Inoltre si raggiunge il borgo di Vigoleno, molto caratteristico. Incontriamo durante il giro anche due enduristi ai quali chiediamo qualche indicazione. Uno dei due li ritroveremo a Castell'Arquato su una e-bike (ci chiederà se abbiamo seguito i suoi suggerimenti).
Pranziamo con affettati e gnocco fritto in una bella locanda vicino a Vigoleno: noi siamo fuori, scaldati dal sole in una giornata quasi estiva; da casa Andrea mi invia le foto del Nevegal, dove sta nevicando alla grande.
A metà pomeriggio, finito il giro, ripartiamo verso casa. Da dopo Vicenza il tempo peggiora e inizia a diluviare. Quando arriviamo a Belluno è freddo, ci sono 4 gradi: siamo tornati in inverno.

 

lunedì 18 marzo 2019

Sci nordico a Khun




14 febbraio 2019
- Partiamo da Belluno vero le 915 e ci dirigiamo verso Innsbruck e quindi verso Seefeld: la meta della nostra vacanza fondistica infatti è poco dopo Seefeld: il paese di Khun/Wallgau, nella così detta Karwendel Alpenwelt.
Ignoriamo il primo campeggio che incontriamo, troppo sulla strada, e proseguiamo verso Khun. Qui troviamo un market e ci fermiamo a prendere del pane e poco più. Passiamo di fronte all'ufficio turistico dove ci fermiamo per recuperare qualche informazione e una cartina delle piste da fondo. Anche per le indicazioni della receptionist dell'ufficio, decidiamo il campeggio dove passeremo questa vacanza: si trova infatti alla partenza delle piste da fondo e a 5 minuti dal paese.
Andiamo quindi in campeggio, prendiamo posto e mangiamo un panino veloce; quindi ci prepariamo e andiamo a farci una sciata, seguendo la Panorama Loipe, bellissimo itinerario, con scorci stupendi.
È quasi buio e l'atmosfera è fantastica.
Torniamo al camper, ci laviamo e mangiamo la minestra portata da casa: domani affronteremo la Canada Loipe, una pista che da Wallgau porta a Vorderris, per un totale di 19 km (andata e altrettanti a ritornare). Andiamo a letto, dove fatichiamo a prendere sonno a causa del freddo: mi devo alzare per aumentare la temperatura del termostato. Fuori ci sono 7 gradi sotto zero. D'altronde il campeggio è pieno di neve: siamo in un freezer. La situazione migliora quasi subito.
Non mettiamo la sveglia: abbiamo tutto il giorno e non abbiamo fretta.



15 febbraio 2019 - Ci alziamo presto perché la luce entra dalle finestre. Passa ogni 5 minuti un camion che incessantemente viene caricato di neve che poi va a scaricare nel lago ghiacciato. Lo trovo fastidioso anche perché l'odore di gas di scarico, a causa della neve, si sente molto forte. Per fortuna siamo un po' defilati. Comunque ho voglia di andare a sciare in un posto tranquillo.
Mangiamo, ci prepariamo e partiamo in camper per Wallgau, da dove inizia la Canada Loipe. Partiamo alle 10 con gli sci ai piedi. La pista è molto bella, pianeggiante e con un bel panorama sul fiume Isar. In alcuni tratti ci sono dei saliscendi che la rendono varia e divertente. Sorpassiamo molti fondisti. Arrivati a Vorderis andiamo al ristorante Bavarese, molto bello, dove mangiamo canederli ottimi e una grassa pancetta di maiale cotta con delle patate. Quando entriamo siamo soli: man mano arrivano i fondisti che avevamo sorpassato. L'atmosfera rimane tranquilla. Finito di pranzare e dopo una pausa alla vicina chiesetta, ripartiamo sulla stessa pista per raggiungere il camper.
Arriviamo stanchi, dopo 38 km di sci.
Ci riprendiamo un attimo e, dopo esserci cambiati, facciamo una breve visita al paese, abbastanza insignificante, quindi rientriamo al camper e torniamo, dopo una breve spesa al market del giorno prima, al campeggio. Ci laviamo, andiamo al bel ristorante del campeggio dove beviamo l'aperitivo offerto dalla casa (ci era stato consegnato un buono al nostro arrivo) e quindi rientriamo al camper.
Dopo aver cenato ci sistemiamo e andiamo a letto, questa volta impostando il termostato del camper alla temperatura giusta: infatti non avremo freddo.



16 febbraio 2019 - Ci alziamo e dopo colazione partiamo per Ettal, dove si trova un monastero nel quale i monaci benedettini producono birra e liquori e che, per la sua maestosità, sembra essere interessante da vedere. Sempre da Ettal partono numerose piste da fondo. Insomma: cultura e sport.
Arrivati al monastero parcheggiamo e facciamo una visita: l'ingresso è gratuito, ma per vedere la produzione della birra e dei liquori è necessario pagare. Inoltre all'interno del monastero non c'è, come mi ero immaginato, un luogo dove mangiare qualcosa e bere la birra lì prodotta.
La visita quindi si rivela poco interessante. L'ufficio turistico, dove reperire qualche informazione in più, è anche chiuso. Torniamo al camper per riflettere sul da farsi. Sono le 11.30. Decidiamo di mangiare in camper: la temperatura è primaverile e il parcheggio è tranquillo e assolato.
Durante il pranzo cerco in rete e vedo che, oltre alle piste da fondo, ci sono anche delle passeggiate invernali.
Una di queste parte a 10 minuti di auto da dove siamo e raggiunge la August Haus, dopo circa 700 mt di dislivello e 5 km.
Decidiamo di seguire questo itinerario. La salita si svolge per gran parte su una pista battuta dove "convivono" sci alpinisti, persone con slittino, ciaspolatori e semplici camminatori. Numerosi sono soprattutto gli sci alpinisti e gli appassionati di slittino.
Arriviamo alla meta, la August Haus, che è chiusa, verso le 1520. Il panorama è bello, ma un poco chiuso dai pinnacoli rocciosi. La neve è molto abbondante. Rientriamo per lo stesso percorso. Ci riposiamo un poco mel camper e poi torniamo al campeggio. Decidiamo di andare a cena al bel ristorante del campeggio. Mangiamo un ottimo Lebenkäse e anche un super abbondantemente Kaiserschmarren, che non riusciamo a finire.
In camper decidiamo il programma di domenica: andremo nel vicino paese di Elmau, che si raggiunge attraverso una strada a pedaggio (4,00 euro), dove c'è una bella pista che arriva ad una malga in quota. Dalla pista si può ammirare un bel castello, sede ora di una Spa.





17 febbraio 2019 - Partiamo in camper, dopo aver pagato il nostro soggiorno, per il vicino Elmau. Facciamo il giro della pista bassa ma non troviamo la partenza della pista che sale alla malga. Per fortuna troviamo dei camminatori che ci indicano dove trovare la pista che va  alla malga. La salita è ripida e dura. Ci sono diverse persone che salgono a piedi. Dopo mezz'oretta arriviamo alla malga, dove ci sono già molte persone a mangiare. Nonostante la malga sia piccola e le persone numerose, troviamo subito da sedere all'esterno, in un'atmoafera piacevole e rilassata. Mangiamo una minestra di patate e porro e un paio di ottimi wurstel bianchi. Bevendo, ovviamente, Radler. C'è caldissimo e stiamo in maniche corte.
Scendiamo con attenzione dalla pista ripida (Katia cade anche malamente  ma non si fa nulla) e torniamo a camper. Ci dirigiamo quindi al campeggio, dove vorremmo fare una doccia prima del viaggio di rientro. Purtroppo i bagni sono chiusi per pulizia dalle 1430 alle 1600 e quindi...niente doccia, perché sono già le 1438.
Ci sistemiamo, partiamo e arriviamo a casa verso le 1915.


venerdì 23 novembre 2018

Vienna e la Wienerwald

Venerdì 9 novembre - Partiamo venerdì verso le 1430, un poco in ritardo rispetto a quanto programmato. Ci mettiamo in autostrada e arriviamo a 70 km da Vienna verso le 2100. Decidiamo di fermarci per la notte in un parcheggio sull'autostrada: quello scelto, dove ceniamo, si rivela troppo rumoroso e frequentato (c'è infatti il wc e molti si fermano per fare i propri bisogni). Verso le 22, dopo aver cenato e dopo aver visto il traffico eccessivo, decido di andare al parcheggio successivo, che per fortuna è molto tranquillo e non c'è passaggio: ci sono solo TIR già fermi per la notte.
Sabato 10 novembre - Ci alziamo prestino dopo una notte abbastanza tranquilla e andiamo diretti alla area camper di Vienna. Il tempo è uggioso e fresco. Parcheggiamo il camper e, dopo aver fatto due parole con la gentile ragazza della reception, acquistiamo 2 biglietti da 48 ore per la metropolitana e con questa andiamo in centro.
Qui giriamo nel centro storico, dove mangiamo (alla birreria 7 Sterne) e guardiamo gli imponenti palazzi dell'Hofburg, ascoltiamo un bel concerto gratuito organizzato dalla municipalità (bravissimi Marina & the Cats); andiamo poi al quartiere Prater dove è installata la ruota panoramica, una delle tante particolarità della città; quindi in metropolitana ci rechiamo a vedere la Donau City, un moderno complesso di edifici che si trova su di una penisola sul Danubio.
È orarmai buio: decidiamo di tornare in centro per bere qualcosa di caldo nei gazebo allestiti di fronte al Museum Quartier e quindi rientriamo al camper dove ceniamo e programmiamo cosa fare domani.

Domenica 11 novembre - Ci alziamo verso le 745 e preparo la colazione. Dopo un poco mi accorgo che il fuoco si è spento: il gas è finito! Riusciamo comunque a bere il thè tiepido e valutiamo la situazione: è domenica e senza gas non possiamo cucinare. Per scrupolo vado alla reception a chiedere se hanno le bombole. La ragazza mi dice che c'è un benzinaio a poco più di 2 chilometri che ne vende.
Ci prepariamo velocemente e andiamo a vedere. Al benzinaio mi dicono che di bombole non ne hanno. Penso che forse la ragazza della receptio abbia capito che mi mancava il carburante...tant'è.
Il nostro programma (andare a Vienna, rientrare in camper per pranzo e cena) salta. Prendiamo quindi la metro e andiamo in centro, dove visitiamo la Prunksaal; quindi a piedi raggiungiamo un ramo/canale del Danubio, dove passeggiamo sulla Promenade. Cerchiamo e troviamo quindi la casa di Wagner (non molto pubblicizzata e senza neppure una targhetta) e poi torniamo in centro dove, nella metro da Strock, mangiamo un panino (ottimo ed economico).
Senza neppure uscire dalla stazione prendiamo ancora la metro e andiamo al Schloss Schonbrunn, il palazzo di Sissi: qui dopo aver visitato una parte del castello, passeggiamo per i bei giardini. Alle 1700, ormai buio, di nuovo in metro verso il centro, dove camminiamo cercando dove andare a mangiare. Alla fine troviamo un piccolo ristorante vegetariano dall'aspetto pulito e tranquillo. Qui ceniamo con circa 10,00 euro a testa, mangiando il giusto e, forse, qualcosa di sano.
Quindi in metro al camper, dove giochiamo a carte prima di andare a letto.

Lunedì 12 novembre - Ci alziamo verso le 7.00, prendiamo la metro e andiamo direttamente al Belvedere: c'è nebbia e poca gente perché è presto. Dopo una visita ai giardini decidiamo di andare a vedere la mostra nel Belvedere superiore, dove si trovano i quadri di Klimt.
Visitata la mostra torniamo al camper e andiamo di nuovo al distributore del giorno prima: in rete avevo visto che a fianco ai trovava un rivenditore di bombole (era forse questo che intendeva la ragazza della reception?).
Qui troviamo il ricambio che paghiamo caro (38,00 euro).
Ci dirigiamo quindi a Baden bei Wien, che dista una ventina di minuti,dove si trova una piscina termale in cui Katia voleva andare. Arriviamo, andiamo all'ufficio turistico per prendere qualche informazione e poi troviamo un parcheggio in un paese vicino, Sooß, dove dalla cartina avevo visto che partiva un sentiero che portava ad una collinetta sopra al paese. Mangiamo.
Siamo sempre nella nebbia.
Dopo pranzo partiamo per una passeggiata che si rivelerà lunga e ci porterà sul Hoher Lindkogel, appena sopra la nebbia, per godere degli ultimi raggi di sole. Rientriamo al camper che è buio dopo oltre 17 km a piedi. Mangiamo e cerchiamo di capire dove andare a dormire. Dopo aver valutato varie ipotesi, decidiamo di andare alle terme e quindi di vedere se troviamo un parcheggio che ci ispiri. Non senza fatica alla fine troviamo un bel parcheggio a pagamento con sbarra, vicino al centro e a un prezzo onesto. Sembra molto tranquillo. Lasciamo il camper e andiamo alle terme, dove stiamo fino alle 21.00.
Al rientro mangiamo e, dopo aver studiato in rete e sulle cartine per decidere cosa fare il giorno dopo, andiamo a letto.

Martedì 13 novembre - Ci alziamo con calma: il nostro parcheggio si è rivelato molto tranquillo e abbiamo dormito bene. Decidiamo di andare a vedere il centro di Baden, dove prendiamo un caffè nel bar-panificio DerMann (pane e caffè costosissimi, come anche a Vienna).
Andiamo quindi al camper e ci dirigiamo verso il santuario cistercense di Heiligenkreuz, che visitiamo velocemente da fuori. Quindi in camper andiamo al punto di partenza di una strada che avevo visto sulla cartina e che era indicata come "maut strasse" e che in poco meno di 8 km portava ad una cimetta con un rifugio a quota 1000 metri.
Il paese si chiama Furth an der Triesting ed è veramente un luogo tranquillo. Qui mangiamo un uno spiazzo lato strada e quindi partiamo in bici, per la strada che si rivela asfaltata e abbastanza panoramica ma nulla di straordinario. Il cielo plumbeo e una atmosfera grigia non migliorano la situazione. In ogni caso facciamo il giro (in discesa faccio anche un paio di scorciatoie molto divertenti). Arrivati al camper partiamo con l'idea di andare a Graz. Per strada cambiamo idea (sopratutto perché l'area sosta di Graz è lontana dal centro) e decidiamo di arrivare a Klaghenfurt dove con qualche difficoltà troviamo l'area camper nel parcheggio della fiera. C'è un solo camper enorme da deserto, con targa Svizzera.

Mercoledì 14 novembre - Fatta colazione andiamo a piedi in centro per una visita veloce. Quindi ci dirigiamo in camper verso il lago, a Töschling, da dove parte una passeggiata su di una cimetta vicina. Dopo qualche incertezza su dove parcheggiare partiamo per una passeggiata carina (sopratutto la seconda parte, nella prima parte la traccia passa per campi non percorribili e all'inizio la mulattiera è interrotta da abeti schiantati) che ci porta sulla cima del Hoher Gallin, una modesta elevazione di circa 1000 metri nelle colline prossime al lago. Sulla montagna troviamo anche dei gialletti e qualche finferlo, per la felicità di Katia. Rientrati al camper andiamo a fare gasolio, mangiamo e quindi ci dirigiamo verso casa, su di una autostrada semi deserta. Arriviamo alle 1915, dopo aver percorso in tutto 1300 km.





Delta del Po

 

19 settembre - Parto da casa alle 17, dopo una dura giornata di lavoro e dopo un'ora passata dal barbiere per tagliarmi i capelli.
Devo andare a prendere Katia a Marcon, dove è stata accompagnata da un'amica: oggi infatti era prevista la foto di fine anno dell'università e siamo riusciti a organizzarci così.
Sono veramente stanco e teso e guidare nel traffico è faticoso.
Recuperata Katia ci dirigiamo a Mesola, dove ci fermiamo in un'area camper gratuita vicino al centro.
Ci sono un paio di camper e, nel vicino campo da calcio, alcuni ragazzi si stanno allenando. Mangiamo e andiamo e andiamo a dormire.




20 settembre
- Ci alziamo, facciamo colazione e partiamo per il giro, seguendo la traccia preparata da un ragazzo del posto contattato tramite Facebook.
La traccia, molto bella, passa per Mesola e per il suo bosco, arriva a Pomposa, dove visitiamo l'abbazia (5,00 euro a testa), e giunge a Comacchio, bella cittadella dove mangiamo alla Sagra dell'anguilla. Da qui si costeggia il mare e, attraverso i lidi, riporta a Mesola. Il giro è vario e divertente, un poco noioso nella parte dei lidi. Katia buca una gomma.
Al csmper ci riposiamo e, dopo aver fatto una piccola spesa, ci spostiamo a Gorino, dove si trova un'area camper sul mare e dove possiamo godere dell'ultimo sole.
Qui passa anche il percorso del secondo giorno.





30 settembre - Ci alziamo senza fretta perché il giro dovrebbe essere più scorrevole e con meno sterrato rispetto a ieri.
Quando scarico le bici da camper mi rendo conto che le mie gomme sono troppo sgonfie...qualcosa non torna. Controllo e trovo nunerose spine bianche, prese probabilmente ieri su qualche sterrato, piantate nella gomma anteriore e posteriore. Decido di togliere le spine e la gomma inizia a sgonfiarsi. All'anteriore il liquido fa il suo dovere. Sulla posteriore il foro lasciato è troppo grande e la gomma si sgonfia. Riesco a sistemare alla meglio con il kit ripara tubeless. Quando ho finito mi accorgo che anche la gomma di Katia è sgonfia. Le cambio la camera d'aria. Partiamo per il nostro itinerario ma la mia gomma si sgonfia lentamente ma inesorabilmente.
Alla sosta per il caffè all'Oasi di Camello decido di gonfiarla un poco ma, quando svito la valvola, questa si rompe e mi resta in mano. Dovrei montare la camera d'aria ma ora non ho tempo e decido di andare avanti il più possibile così.
Continuiamo il nostro giro, percorrendo tutta la strada della Sacca degli Scardovari, ammirando il bel panorama del Delta, con i suoi capanni da pesca e i numerosi uccelli.
Quando arriviamo a Scardovari, chiamo il ristorante Canarin, che ci era stato indicato dal ragazzo che ci aveva dato la traccia e che distava mezz'ora da dove eravamo, per sapere se c'è posto. Purtroppo è tutto pieno: dopo una breve ricerca senza successo in paese per vedere se si può mangiare qualcosa, decidiamo di andare avanti e di fare un tentativo: al ristorante, proveremo a vedere se qualche posto si è liberato.




Arrivati al "Canarin" ci dicono che bisogna aspettare un'ora. Decido allora di montare la camera d'aria: come immaginavo la ghiera della valvola è inchiodata. Mentre penso di chiedere a uno dei motociclisti presenti nel ristorante una pinza, Katia mi chiama e mi dice che sono riusciti a trovarci un posto per il pranzo. Mollo tutto e vado a mangiare, pasta con le vongole di primo e un assaggio di cozze come secondo, il tutto portatoci immediatamente dal proprietario, veramente cortese. Finito il pasto chiedo al proprietario una pinza: lui, gentilissimo, alla mia richiesta, mi da un'intera valigetta della Mauer: fantastico!
In poco tempo smonto la gomma, la pulisco dal lattice, monto la camera d'aria e finalmente ripartiamo.
Dopo poco Katia mi dice che sente un rumore strano dalla gomma: controllo e vedo che...ha bucato di nuovo!



Non ho più camere d'aria e, per fortuna, risolvo con la bomboletta gonfia e ripara.
Finiamo il bel giro senza altri problemi tecnici, con una pausa gelato a Gorino, dove riusciamo a precedere un gruppo di improbabili tedeschi con bici elettriche.
Arriviamo all'area camper e ci rilassiamo facendo due chiacchiere con il vicino di camper - un milanese in vacanza con la famiglia che mi chiede informazioni sulla bicicletta - e con un vecchio tedesco che viene a chiederci se abbiamo avuto problemi con il computer di bordo del camper, perché anche lui ha un vecchio Westfalia del 1995 con problemi elettronici.
Questo signore è veramente particolare: berretto, occhiali da ghiacciaio blu che sembrano occhialini da piscina, pantaloni corti con la cerniera aperta e gambe sanguinanti e incerottate alla meglio! Che tipo!
Ormai è sera ed è ora di andare: carichiamo le bici e ci dirigiamo, con l'ultimo sole, verso casa.





Riflessioni
Per capire a cosa serve il mondo bisogna andare nella Pianura Padana, tra Veneto e Emilia Romagna, dove il profumo di cibo - piadina, gnocco fritto, anguilla alla brace, pesce fritto - si mischia all'odore di fertilizzante e concime, che di fatto altro non sono che cibo del cibo e, quindi, ancora e sempre cibo.
Da questi canali maleodoranti, popolati da affamate zanzare, viene prelevata l'acqua che fa crescere la verdura che mettiamo sulla nostra tavola. La terra, secca, sfuttata senza parsimonia dalla agricoltura intensiva, senza più nutrienti, è ormai solo un suppprto per file e file di ordinate carote dai ciuffi tutti uguali, figli di sementi brevettate.
Vedo un grande cartello lato strada, scritto in modo grossolano con un pennello enorme: "verdura a km 0". Poco dopo c'è un' azienda agricola, con le bandiere sbrindellate della Coldiretti che sventolano da lunghi pali di legno.
Ci sta ma mi fa ridere: qui tutta la verdura è a "km 0" ma questo non la rende tanto migliore o meno artificiale. Certo non è stata trasportata ai supermercati sui camion, ma è pur sempre un prodotto dei trattori e della chimica. È la verdura moderna, fatta per essere venduta e comperata, fatta per sfamare la nostra idea di verdura, più che il nostro bisogno di fibre e vitamine.
L'agricoltura moderna è un mondo per pochi: pochi contadini che con poche ma giganti macchine - trattori, imballatrici, trebbiatrici - fanno il lavoro di tanti.
Ecco che la campagna è vuota e le tante strade, spesso sterrate, corrono silenziose e dritte: posti tranquilli, insomma, dove pedalare.
I canali poi tagliano la terra e rendono obbligata la costruzione di ponti, chiuse, argini. E qui si pedala, alti, con una fauna incredibile che trova il suo habitat ideale in mezzo a questa pianura sfruttata dall'uomo.

A fianco ad una strada super trafficata, com'è la Romea, ci sono single track nel bosco, carrarecce e strade secondarie quasi senza traffico, che sono percorse da itinerari ciclabili tabellati che permettono di addentrarsi, senza perdersi, nel delta del Po, per capire qualcosa di più su questa terra, che stiamo divorando, su chi la abita e la lavora.

L'abbazia di Pomposa
Non capisco l'arte, vorrei, ma mi sfugge e non mi emoziona. Sono ignorante. Mi mancano le papille gustative per gli affreschi. Ci provo e ammiro la tecnica esecutiva ma non mi nascono, dentro, emozioni. È come se cercassi di gustare un gelato leccandone l'immagine su di una rivista. Non arriva nulla e mi chiamo ignorante.
Quindi mi guardo anche attorno: sembra di essere in casa di riposo, con un'età media di 80 anni che io e Katia, già oltre i quaranta, non riusciamo ad abbassare.
Li stimo, perché se sarò fortunato, diventerò come loro e finirò anche io qui, in questa specie di parco giochi per anziani, a trascinare le mie gambe consumate, indossando ciabatte coi calzini e perdendo di vista il gruppo organizzato per essere recuperato, se sarò fortunato, solo al momento dell'appello sulla corriera.

La pesca
Qui tutti pescano, non so cosa, ma pescano ovunque. Nel mare, come ovvio ma anche nei canali, lato strada e nei numerosi specchi d'acqua, alcuni con l'aspetto da oasi, altri decisamente meno edificanti.
Ma quello che caratterizza questi luoghi sono i casoni da pesca: strutture instabili costruite su palafitte sghembe e irregolari, con difronte ampie reti che vengono calate tramite carrucole e in cui finiscono i pesci sfortunati.
"Prendo seicento euro di pensione e devo pur vivere. Se fanno un controllo pazienza!" Così ci accoglie Enrico nel suo casone, dove a "offerta libera" prepara diversi tipi di pesce che ci mostra orgoglioso: anguilla, vongole, cozze. È tutto dentro a delle pentole chiuse alla buona con coperchi sempre troppo grandi o con canovacci variopinti. Ci racconta che lui è povero e il casone deve farlo rendere, sopratutto perché l'ha dovuto ricostruire da solo quest'anno, perché a novembre del 2017 una tempesta l'aveva spazzato via. E lui era stato "fortunato": molti degli altri casoni erano stati solo semidistrutti e così, effettivamente, sono stati lasciati: demolire e portare via i materiali costa. Per il suo ci ha pensato il mare.

Volare
Per divertirci, noi esseri umani, le abbiamo pensate tutte, perché, così piantati a terra come siamo, di divertirci ne sentiamo l'esigenza senza averne i mezzi.
Gli uccelli, invece, hanno il mezzo del divertimento in sé stessi e, ogni volta che spiccano il volo, sono lì che sorridono.
Lo sapevo già ma ne ho avuto una ulteriore conferma guardando questa garzetta che gioca nel cielo, muovendo le ali in modo da rimanere immobile nell'aria controvento, guardando dall'alto verso il basso le paludi, i fenicotteri rosa e noi, poveri bipedi, che in bicicletta passiamo per godere di quello che non potremo mai avere.








martedì 25 settembre 2018

Foresta Nera, Colmar, Parco Naturale dei Vosgi


10 agosto - partiamo da Belluno nel pomeriggio, alle 1630. Ho lavorato infatti fino alle 1430 e poi abbiamo dovuto caricare le ultime cose (ho dovuto inoltre fare delle stampe della mia carta di identità da un file che avevo salvato nel pc, perché la mia si era sciolta a causa della pioggia nel viaggio in bici fatto quindici giorni prima). Strada poco trafficata, arriviamo a St. Anton am Arlberg tardi, dopo esserci fermati a mangiare qualcosa portato da casa sull'autostrada del Brennero.
È buio e non sappiamo dove andare a dormire: giriamo col furgone nel paese - vuoto - e alla fine decidiamo di andare verso l'Arlberg Pass, che dista pochi chilometri anche se la strada è veramente ripida. Qui troviamo un ampio parcheggio con anche altri due camper. Ci fermiamo qui, senza sapere bene dove siamo perché è veramente buio pesto. I programmi per il giorno dopo sono poco chiari perché le previsioni meteo mettono tempo nuvoloso e anche pioggia nel pomeriggio. Andiamo quindi a dormire e decideremo domani cosa fare.

 

11 agosto - mi sveglio presto e il tempo è freddo (ci sono 9 gradi) e uggioso. Però c'è vento. Dopo qualche minuto inizia a vedersi il cielo azzurro e il panorama circostante: le montagne sono bellissime e anche il passo ha l'aspetto di vero passo alpino (nonostante la quota modesta).
Visto che il tempo è meglio del previsto, decidiamo di andare in mtb, seguendo un percorso trovato in rete e che corrisponde per metà al percorso intermedio di una gara di mtb che si svolgerà fra una decina di giorni e che è pubblicizzata su di un depliant che avevo preso la sera prima in un punto informazioni.
Scendiamo quindi a Sankt Anton, parcheggiamo nell'ampio piazzale della funivia che avevamo visto la sera prima mentre cercavamo dove fermarci.
Partiamo per il nostro giro alle 930, anche a causa del tempo perso nel tentativo di trasferire al Garmin la traccia scaricata sul telefono (cosa che provo e riprovo senza successo: impossibile sincronizzare telefono e dispositivo).
Giro carino reso bello grazie ad una deviazione non prevista fino alla Konstanzer Hütte, con bei panorami d'alta quota.
Tornati al furgone mangiamo e poi facciamo un giro a piedi in centro a Sant Anton am Arlberg, piccolo paesello che si gira in un'oretta.
Quindi ripartiamo verso il passo seguendo poi la via alpina. Nel frattempo mi accorgo che il cambio del camper non funziona bene: la prima e la seconda stentano ad entrare...la cosa mi impensierisce.
Per arrivare a Lindau decidiamo di passare per Bödele, passo dove si trova una piccola stazione sciistica. Qui troviamo un bel parcheggio panoramico a pagamento, dove decidiamo di passare la notte. C'è un solo camper che, dopo poco, se ne va. La sera giochiamo a carte ma io sono stanchissimo e cedo molto presto.

 


12 agosto - partiamo presto dopo aver pagato la modesta cifra di 7,00 euro e ci dirigiamo verso Lindau. Le marce faticano sempre di più ad entrare. A un paio di chilometri da Lindau troviamo un parcheggio, anche questo a pagamento, e con poche auto. È ancora presto - sono le 8.30 - e stanno arrivando alcune auto.
Ci prepariamo e, quando vogliamo andare a pagare, scopriamo che il parcometro è rotto. Meglio.
Partiamo in mtb verso la bella isola di Lindau che visitiamo tranquillamente. Quindi seguiamo la traccia scaricata che ci porta, con un percorso impegnativo, fino allo Pfänder. Facciamo poi, ignorando alcuni divieti, una bellissima diacesa fino a Bregenz e da qui torniamo per ciclabile - strapiena di ciclisti - al camper.
Mentre Katia si sistema decido di dare un'occhiata al leveraggio del cambio nel cofano e scopro che la boccola che permette l'inserimento delle marce è rotta: ecco la ragione della difficoltà ad inserire le marce! Riesco con facilità a toglierla, la pulisco con del detergente e la sistemo alla meglio con del nastro isolante. Non senza fatica la rimetto in sede, dopo averla lubrificata con dell'olio da catena. Partiamo e...il cambio funziona perfettamente! Sono contento del risultato ma sono anche consapevole che se si fosse rotta sarei rimasto a piedi. So inoltre che la mia sistemazione è funzionale ma non affidabile: bisogna andare da un meccanico.
È domenica per cui decidiamo di dirigerci in un paesino in direziome di Colmar, dove c'è un campeggio economico. Lì cercheremo un meccanico VW dove andare lunedì per cercare di sostituire la boccola rotta.
Il posto è veramente particolare: il campeggio è parte di un allestitore di camper: ce n'è una infinità, tutti nuovi e di diversi tipi.
Sempre lì c'è un'area di sosta enorme ma divisa da alberi, dal fondo erboso, con pochi camper. Il posto è tranquillo anche se si sente il rumore della vicina strada.
Si pagano 14,00 euro con uso doccia e bagno.
Dormiamo lì.




13 agosto - ci alziamo, mangiamo e andiamo al concessionario Volkswagen. Lì non hanno il pezzo ma ci indicano dove trovarlo, in un concessionario ad una ventina di chilometri da lì, a Singen.
A Singen troviamo il concessionario dove lasciamo il furgone a sistemare. Nel frattempo andiamo in centro a fare una passeggiata, cercando di immaginare quanto potrebbero chiederci per il (banale) lavoro.
Alla fine va meglio del previsto: poco più di 55,00 euro per sostituire un pezzo del valore di 5,00 euro. Un'ora di lavoro messa nella fattura, per una operazione da, esagero, 10 minuti. I concessionari Volkswagen, anche in Germania, si dimostrano ladri quanto in Italia.
Poteva andare peggio.
Ripartiamo quindi in direzione di Friburgo, dove troviamo una area camper a 8,00 euro. Mangiamo e poi andiamo a visitare la bellissima cittadina, a misura di pedone e di ciclista, prendendo qualche goccia di pioggia. La sera mangiamo al Markt Halle, il mercato coperto: bello, buono e economico.

 

14 agosto
- Partiamo in direzione della Munstertal: che avevo visto in rete essere il luogo di partenza per un bel itinerario in mtb. La valle è molto bella e sonnacchiosa; anche il giro si rivela molto piacevole, anche se il tempo non è bellissimo, ci sono alcune nuvole che coprono il cielo: alla fine però prevale il sereno. Mangiamo alla fine del giro in una specie di rifugetto nel bosco, dove beviamo una buona birra (non buona come quella di Friburgo) e mangiamo wurstel e carne accompagnate da una specie di schiacciata fatta con pezzi di patate. Finiamo il pranzo con una super fetta di torta della Foresta Nera.
Torniamo al camper, con calma ci laviamo e poi ci dirigiamo verso Colmar. Decidiamo di andare a Munster, sede del Parc naturel régional des Ballons des Vosges, dove abbiamo visto che c'è un'area camper. La sera facciamo una passeggiata per il bel paesello.

 

15 agosto - Ci alziamo e andiamo a Colmar, dove parcheggiamo in centro. C'è tutto sommato poca gente. Facciamo il giro turistico della "piccola Venezia" e quindi torniamo al camper. Prepariamo da mangiare e ci spostiamo a piedi e con le pentole in mano nel bel parco proprio dietro al parcheggio, dove facciamo il nostro pic nic di ferragosto e dove, consultando la cartina e internet, individuo il percorso dei prossimi giorni: la
"Route des Cretes". Verso le 14.00 ripartiamo in direzione Cernay, dove parte appunto la "Route des Cretes", una bella strada che attraversa il Parco e che tocca numerosi siti naturalistici. La salita è ripida e trafficata ma alla fine giungiamo nel parcheggio del "Grand Ballon" la vetta più alta del Parco. Ci facciamo un giretto a piedi fino alla Ferme Auberge du Haag poco distante dove prendiamo una puzzolentissima formaggella di Munster e intanto prendiamo visione del posto anche per decidere cosa fare domani.
In rete infatti le informazioni sono incomplete e poco chiare e non si trova un bel giro preconfezionato in mtb: sapevo che non sarebbe stato facile come in Germania o in Austria. Per fortuna Katia, curiosando nella Malga, trova una pubblicità di un mulino dove macinano noci e nocciole e che è visitabile e non dista molto da dove ci troviamo . Desiderava molto andarci e questo è bastato per darmi il "La": basandomi sulla cartina Kompass on line, faccio una bella traccia che tocca i due laghi presenti vicino al Grand Ballon e poi scende a Storkensohn, dove appunto si trova il mulino. La traccia è lunga (senza la salita finale per tornare al Grand Ballon sono oltre 50 km), ma, male che vada, Katia può fermarsi in fondo alla valle e io posso andare a recuperarla. Consapevole di questa possibilità, si lascia convincere.
Tornati al furgone ci spostiamo in un'area del parcheggio dove si sono messi altri camper: tranquilla e con un panorama eccezionale e che ci permetterà di godere di due notti fantastiche e di due tramonti da sogno. Giochiamo a carte e poi a nanna.

 

16 agosto - Partiamo "tardi", verso le 9.00 perché il giro inizia in discesa. Effettivamente la prima parte, quella che guarda la Foresta Nera, è tendenzialmente in discesa, anche a Markstein, quando inizia il vero scollinamento che ci porta verso Saint Amarin, abbiamo gia fatto quasi 600 metri di salita. Anche la discesa da Markstein è lunga e con qualche sali scendi, ma sempre su sterrate belle pedalabili. Arriviamo in fondo alla valle del fiume La Thur all'ora di pranzo e ci fermiamo al ristorante Au Cheval Blanc dove, fuori e sotto una tenda, mangiamo insalata e tarte flambé: era la prima volta per noi, ma non sarà l'ultima che mangeremo questa specie di pizza. C'è un gran caldo (fuori, dentro al ristorante è freschissimo) e risalire in sella non è facile. Comunque ripartiamo e su ciclabile raggiungiamo il mulino, dove assisitiamo ad una dimostrazione di come si fa l'olio di noci. La dimostrazione, fatta da un ragazzo molto semplice che parla pochissimo inglese, si dilunga perché la macina stenta a girare, a causa della poca acqua presente nel torrentello che alimenta il mulino. Dopo più di un'ora dobbiamo andare e abbandoniamo la dimostrazione anche se non ancora terminata. Quindi ancora ciclabile e poi affrontiamo la salita, di sette km, che ci riporta alla partenza. Katia è bravissima e con qualche incoraggiamento e qualche spinta, arriva alla vetta dopo 1800 mt di dislivello totali su 70 km. Sono quasi commosso! Doccia, altro super tramonto in camper e a nanna.

 

17 agosto - Ci alziamo con relativa calma e puntiamo verso il Col de la Schlucht, che avevo inteso essere un bel posto e un buon punto di partenza per le escursioni. Raggiungiamo il Colle e resto deluso: un cantiere aperto decisamente poco invitante. Andiamo poco oltre e troviamo un bel parcheggio da dove si può iniziare a camminare. Facciamo un bel giro nella riserva del Gazone de Faîte, toccando i due laghi e una bella malga dove beviamo un caffè con la panna. Il tempo però inizia a guastarsi e alla fine scappiamo da un minaccioso temporale che però si scaricherà altrove.
Dopo una breve sosta per mangiare, ci dirigiamo a Sante Marie aux Mines, dove termina la strada e, dopo una fermata ad un supermercato, andiamo verso Ribeauvillé, dove si trova anche un campeggio.
Il campeggio, che dista meno di due chilometri dal centro, è veramente particolare. Costa una miseria, è umido e i bagni sono decisamente sporchi. Non si può pretendere molto pagando 0,80 euro a persona e 1,80 euro per la piazzola. La doccia si paga a parte al costo di un euro.
A noi va benissimo. Dopo la doccia andiamo a visitare il bel centro, dove beviamo un paio di bicchieri di Gewurtztraminer e mangiamo una tarte flambé. Rientriamo in camper e, sempre grazie al sito Kompass, faccio la traccia per il giro in bici dell'indomani: una cinquantina di chilometri in mezzo ai vigneti, seguendo le indicazioni pubblicate su sito della bella cittadina.
Nel frattempo arriva un camper italiano, che parcheggia a fianco a noi.

 

18 agosto - Ci svegliamo di buon ora e inizio a prepararmi per il giro. Nel frattempo i nostri "vicini" italiani escono dal camper e mi chiedono "se è un campeggio o un'area camper".
È la scusa per fare due chiacchiere: i simpatici camperisti di Aosta ci raccontano, mentre noi siamo seduti a fare colazione, del loro lavoro (l'uomo ironia della sorte, lavora per una azienda che produce componenti per una industria di Bribano, paese a 4 km da casa nostra, che lui visita spesso proprio per motivi di lavoro), del figlio (che fa downhill e che ha fatto anche gare in Nevegal) delle loro aspettative e delle problematiche legate alle vacanze...insomma un pezzo della loro vita "privata", così, su due piedi.
La chiacchierata è piacevole e anche utile perché ci consigliano di andare a vedere Riquewihr, che già avevamo in mente di visitare ma che, visto il loro entusiasmo, ancora di più desideriamo scoprire (e il giro in bici passa proprio di lì).
Salutati i nuovi "amici", spostiamo il furgone fuori dal campeggio e partiamo per il giro, che si rivela piacevole e con molto sterrato e passa per diversi paesi, tutti pittoreschi, con la ciliegina sulla torta di Riquewihr, veramente bello e anche turistico. Arrivati al camper facciamo una doccia al campeggio e poi ci dirigiamo verso il lago di Costanza, con l'idea di andare a Lindau, fare una breve passeggiata serale e poi dirigerci verso Garmisch, per fare l'indomani una camminata.
Arriviamo verso le 1930 a Lindau e troviamo un parchggio fantastico a due passi dal centro e vista lago. Mangiamo e poi andiamo in centro, godendoci un poco la serata. Rientriamo in camper e ripartiamo verso Garmisch: siamo stanchi e quindi, per non tirarci troppo il collo, decidiamo di fermarci a Fussen per la notte e di fare una passeggiata nei dintorni il giorno dopo.
Troviamo un parcheggio sulla strada e ci fermiamo. Mentre Katia si prepara, io consulto la vecchia cartina Kompass acquistata tanti anni orsono per il mitico Königstour e individuo una giro per il giorno dopo, che parte da Ehrwald (che credo sia a una decina di chilometri da Fussen e invece il giorno dopo scoprirò che dista ben 35...).
Andiamo a letto stanchi.

 

19 agosto
- mi alzo presto, lavo i piatti e...parto, mentre Katia dorme.
Mi accorgo quindi che Erhwald non è così vicino ma però è nella giusta direzione, verso il Fernpass. Arrivati nel paesino sveglio Katia e andiamo a fare colazione in un piccolo alimentari biologico in centro. C'è anche il mercatino delle pulci.
Partiamo a piedi per il giro che alla fine si rivela abbastanza impegnativo perché molto ripido e con un lungo tratto attrezzato, divertente perché non pericoloso ma comunque non per tutti.
Alla fine arriviamo al rifugio che si può raggiungere solo a piedi (mentre una mulattiera arriva a mezz'ora ed è percorribile in bici: ci sono decine di e-bike!). Qui beviamo una birra e mangiamo un paio di canederli. Quindi torniamo al paese facendo la mulattiera, molto bella ma lunga e poco diretta e percorsa da ciclisti di tutti i tipi: e-bike, city bike, con cambio e senza, col carrello con bambini, con carrello con bici...non manca veramente niente.
Arriviamo al camper assetati e decidiamo di concludere la vacanza con un gelato nel ristorante del centro.
Alle 15.00 partiamo direzione Belluno. Troviamo purtroppo un incidente dopo pochi chilometri che ci costringe ad una sosta di oltre un'ora. Poi il traffico è scorrevole e arriviamo a casa alle 20.45.
Abbiamo percorso in tutto 1770 km e naturalmente abbiamo già voglia di ripartire.